GUIDA ALL´ACQUISTO DI UNA CASA IN MONTAGNA O IN CAMPAGNA
E A COME GESTIRLA
In ogni paese c’è una orrenda casa moderna. L’ha progettata un geometra, figlio del sindaco.
Dino Risi
Avete un pensiero poetico sulla natura, un grande pensiero... Siete giustamente tormentati nel profondo.
Ecco qual è il punto, volete vendere la vostra abitazione di città per trasferirvi in campagna.
I motivi? Aria più pulita, un ritorno alla natura, il desiderio di un giardino, di coltivare un orto bio, di una casa silenziosa e sana per voi, per te solo/a, o con dei figli o per far nascere dei figli: insomma, un sano desiderio di voltare pagina e cambiare modo di vivere.
Come si dice in questi casi? Vivere in armonia con la natura e se stessi (un famoso luogo comune giusto per farci un po' di coraggio!).
Vi piace molto una zona di una determinata provincia, nella dolce montagna di mezzo o semplicemente nella prima comoda periferia, magari ce n'è una in vendita nella felice campagna dell'infanzia e, cercando tra le offerte, finalmente avete trovato una Casa che è un Amore.
La distanza tra il vicinato è adeguata, diciamo cinquanta metri, un po' di terra c'è, circa mille metri, ha già un orto, malandato, ma vabbè, quattro colpi di zappa e via!
Va ristrutturata d’accordo, ma il prezzo è buono. Siete tentati, le notti sono insonni.
Il venditore vi chiama alle otto del mattino e ha abbassato il prezzo…
Prendete la macchina e vi recate lì. Tirate il freno a mano. Eccolo, il profumo della campagna, lo ispirate forte chiudendo gli occhi. Li riaprite e appare: ecco la casa dei vostri sogni. Certo, è da ristrutturare, ma nel giardino così com'è si colgono già delle visioni positive: qui l'orto, là il frutteto, qui la veranda, infine i fiori là dove devono essere e, mentre pensate a questo, un volo di rondini primaverili vi sorvola e cantano ssiii sssiii.
Bene, la casa potrebbe essere quella giusta o potrebbe essere il vostro incubo al cubo.
Scusate, faccio un colpetto di tosse ora. Come capirete presto, io non accendo fuochi per illuminarvi, non stimolo tecnici comunali per avere dei lampioni davanti casa: non ho paura del buio, anzi, quando esco di notte, alzo la testa per guardare in pace le stelle e la luna, respirando aria pulita.
Cerco, insomma, di non rompere le scatole al prossimo. Io esprimo le mie esperienze e le mie sensibilità perché credo in un mondo eticamente ed ecologicamente migliore e penso che questo nostro mondo abitato sia molto migliorabile e che i governi, alcune volte, non c'entrino poi tanto se le cose vanno male.
Credo anche che, se vogliamo aiutare il pianeta terra in questa grave crisi ambientale, dobbiamo non solo scrivere o raccontare in giro come vogliamo farlo, ma anche dare un esempio concreto, sorridendo magari, attraverso comportamenti sul campo ecologici.
Stimolare chi ecologico non è, ma non strozzarlo perché getta il sacchetto delle immondizie nel cassonetto sbagliato.
Non possiamo aggredire verbalmente al supermercato chi compra avocado raccolti mesi prima dall’altra parte del pianeta.
Possiamo invece sensibilizzare con ironia e serietà le persone vicine quando si parla di comportamenti civili e alimentazione.
In questi scritti cercherò di descrivere cosa può succedere nel cambiare casa e immergersi in una vita nuova, isolata a volte, in montagna o in campagna e a cosa andrete incontro.
Cercherò di mostrarvi le cose più importanti da osservare, spunti di riflessione basati sulla mia esperienza o racconti in prima persona colti da persone fidate che medierete con le vostre esperienze e intelligenza.
Le lacrime ci saranno comunque, ma i sorrisi e le soddisfazioni bilanceranno ogni amarezza: soprattutto se comincerete col piede giusto.
“L’uomo può realizzare delle cose stupefacenti se queste hanno un senso per lui.”
“La tua visione diventa chiara solo quando guardi dentro il tuo cuore. Chi guarda dentro, si sveglia.”
Ho scomodato Carl Gustav Jung con due citazioni molto note e credo che, se osserviamo attentamente tutto quello che ci circonda, noi siamo parte dell’universo, i nostri atomi corporei tutti sono parte dell'universo che pulsa vitale, mentre ci avvolge e ci dona la vita, come un cuore vero. Anche la casa che compreremo dovrà essere soppesata dal nostro cuore. Noi dovremo solo ascoltarlo senza condizionamenti esterni.
Quando tredici anni fa ho deciso con mia moglie e una bimba appena nata di cambiare casa e vita non abbiamo trovato nulla e nessuno che ci spiegasse l'abc del buon acquisto, non uno ha saputo dirci come fare e non parlo di questioni tecniche e burocratiche. La nostra scelta iniziale si è basata sull'intenzione del nostro cuore ed è bene ascoltarlo attentamente, perché difficilmente sbaglia.
Ma, a parte le giuste scelte del vostro cuore, la vita è mirabolante e scherza e gioca col malcapitato di turno, specialmente se è innamorato del mattone e dell'orto. La vita ci mette sempre alla prova, giusto per testare se state girando con lei.
Torniamo infatti alla vostra tentazione immobiliare. A questo punto, per avere la mente sgombra, bisogna purtroppo uscire dal sogno idilliaco della casa dei vostri sogni.
Fate un bel respiro, rimuovete le poesie sul placido ritorno alla natura, scacciate le rondini con un fazzoletto e cominciate ad osservare come un etnologo i primati superiori che si muovono attorno le abitazioni del vicinato. Ebbene, sono sempre le variabili comportamentali delle persone vicine a destare preoccupazioni e non i capricci della natura.
Gli atomi psichici delle diverse personalità, che ruotano attorno a voi, hanno vibrazioni che non sempre collimano con le vostre.
La domanda che vi dovete porre è: quali tracce, segni o vibrazioni della loro presenza lasciano attorno a sé questo mio futuro vicinato?
Regola numero 1:
Diffidate da chi ha animali da cortile: se siete vegetariani o animalisti o poco inclini alla violenza, noterete subito polli, maiali, mucche, cavalli, anatre ecc.
La scena: voi siete alla finestra con la tazza di tisana bio in mano, mettete a fuoco la campagna amica, ma qualcosa vi attrae e, come a teatro, una luce focalizza una scena che appare sotto ad un portico. Spiace dirlo, ma assisterete, prima o poi, ad uccisioni, tirate di collo improvvise, ali che sbattono, sparizioni di simpatici anatroccoli e piccoli quadrupedi, muggiti di vitelli in nebbiose albe tra urla di incitamento e altre immagini.
Diciamo che, per dare una misura, due o tre galline non destano preoccupazione, dieci polli quattro anatre mute e cinque galline con un gallo forse sì.
Ma, se amate la carne e guardare indifferenti mentre tirano il collo ai pennuti è un altro discorso.
Se siete contro la caccia e le sparatorie, chiedete se nella zona essa è vietata o no ed osservate se i cani dei vicini sono cani da caccia: osservate le tabelle poste lungo le strade.
Se nel territorio la caccia è praticabile e se ci sono, limitrofi alla vostra desiderata proprietà, campi aperti e il vostro terreno non è recintato, i cacciatori spareranno dall'alba al tramonto da metà settembre a dopo Natale.
I cani di Diana inseguiranno fagiani e lepri fin dentro la vostra proprietà, se non è recintata, in barba ai vostri lamenti e forse latreranno nel vostro orto tra i cavoli, mentre i vostri gatti potrebbero ferirsi nella precipitosa fuga. Vedrete da lontano, con il biscotto in bocca immobile, gli uccelli migratori precipitare impallinati come palline di stracci.
Si può sparare da 150 metri verso la casa, e da 100 metri spalle alla casa.
Una zona di caccia comporta dei pericoli: nella stagione 2016/2017 ci sono stati 31 morti e 48 feriti e non solo tra i cacciatori.
Camminate lungo la proprietà ed osservate nel terreno se ci sono bossoli di cartuccia o i tipici contenitori da pallini in plastica con quattro alette: un segno che si spara.
Se siete tolleranti verso i fuochi d’artificio e anche verso le cartucce esplose a tutte le ore, d’accordo, ma ricordate che gli spari si concentreranno il sabato e la domenica mattina fin dalle prime luci. Il martedì e il venerdì la caccia è chiusa e potrete uscire di casa con serenità. Il vantaggio a cercarlo è una vigilanza armata per alcuni mesi all’anno, ma è contraddittorio questo vantaggio.
Ricapitolando, il vivace e salutante futuro vicino ha cani da caccia, da tartufi o da guardia?
Bene, questi cagnolini abbaieranno notte e giorno nella stragrande maggioranza dei casi e siccome il cacciatore/raccoglitore/guardiano è un uomo sicuro di sé, il nostro deve dormire tranquillo come Adone e state più che sicuri che i suoi cani verranno posti vicino alla vostra proprietà col vento acido dei loro bisogni che soffierà verso la vostra casa e non verso la sua dimora.
Ma, se anche voi avete cani e l'abbaiare festoso notte e dì non vi dispiace, siete ad un buon punto della trattativa.
Invece, se non avete cani, ma siete tolleranti e buoni d'animo, succederà che con i suoi vicinissimi cani farete presto amicizia, anche se vi scoccerà sinceramente il vederli soli e abbandonati nei loro ricoveri 10 mesi l'anno. Ogni tanto vi chiederete il perché della scomparsa di qualche loro esemplare: informatevi all'AIDAA, ci sono notizie sui maltrattamenti ai cani da parte dei proprietari.
E comunque, anche se il vostro vicino è un cacciatore alla Rigoni Stern e so che sono la maggioranza e i suoi cani se li porta in casa la sera sotto le coperte e magari ci scrive sopra un racconto senza pulci e ve lo dà da leggere, non fidatevi assolutamente perché a voi capiterà sicuramente l'amico del venditore della vostra futura casa e scoprirete presto che non ha mai letto
Il bosco degli urogalli, che fa parte della minoranza indisciplinata e che delle pulci se ne sbatte perché egli ha il sangue aspro.
Calcolate poi che nelle eventuali dispute di confini incerti o di servitù varie, se il vicino sorridente-tendente-al-serio, è un cacciatore, egli è armato e voi no, ed è psicologicamente rilevante e non ammette questa regola vuoti di memoria nell'indirizzargli parolacce brandendo un cucchiaio in legno.
Regola numero 2.
Osservate se i vostri vicini sono disordinati e hanno teli di plastica, oggetti ammassati di vario tipo, legni colorati vari, porte, finestre vecchie buttate qua e là, mescolati con mucchi di sterpi e frasche. Queste sinistre presenze indicano che, molto probabilmente e a dovuta stagione, esse verranno incendiate e si formeranno roghi sinistri e tossici.
Il rogo lo accenderà con benzina o gasolio. Tutto ciò che il soggetto ha accumulato durante l'anno dentro e fuori la casa ha una sola destinazione: la pira vicino al vostro confine con brezza a vostro sfavore e a favore della sua vigna.
Tali fuochi tossici avverranno di notte o, più spesso, di sabato mattina quando voi sarete in giardino a pascolare le vostre positive idee universali.
Osservate e contate: quanti camini ha la casa del vicino di che colore e forma sono? Sono due? Tutti neri di fuliggine? Lui brucerà carta e cartoni e forse ogni tipo di plastica che gli capiterà a tiro, comprese le piume e il becco dei pennuti da pochi minuti accoppati.
Ha tre o quattro camini? Userà lo scaldabagno a legna e, di sabato specialmente, il nostro si laverà anche le orecchie col sapone marsiglia da bucato, per andare col favore dell'oscurità nella zona a lui dedicata per il divertimento che va dal "gratta e vinci" alla baldoria col chinotto frizzante con altrettanti paritari amici incendiari o semplicemente a mangiare la pizza quattro stagioni coi familiari.
Attenzione anche ai loro figli: se hanno una moto di plastica, avranno presto un rumoroso motorino elaborato e poi una puzzolente moto da cross usata e girerà tra i campi mentre voi nei prati ci cercate le erbe della salute.
Infatti, se hanno bimbi, lo scaldabagno sarà perennemente acceso tutte le sere 365 giorni l'anno con funzioni varie: inceneritore di capelli, unghie, confezioni di cartone, bancali di legna, tronchetti di segatura a basso costo.
Se i vicini sono degli anziani simpatici e saggi, è quattro volte infausto perché spesso non sanno nulla di diossine, bruceranno plastica senza patemi, non sanno nulla della tossicità che si ottiene bruciando legno trattato con colle e vernici, carte e cartoni inchiostrati e salviette intrise di olio fritto e comunque alle vostre sollecitazioni morali vi diranno che oramai hanno poco da vivere e non cambieranno abitudine e bisogna comunque morire.
Faranno un dietro-front militare e tu rimarrai da solo a ragionare su quante possibilità ha un meteorite di cadere sulla loro casa: calcolo inutile, è già scritto che cadrà sulla vostra auto a metano.
Poi entreranno in casa al passo d'oca, chiuderanno la porta e per dispetto alimenteranno il camino coi peluche abbandonati dai nipotini.
Il vicino carbonizzerà nelle stufe anche le finestre e i balconi verniciati ereditati da antichi padri, i suoi figli, già formati come giovani soggetti piromani, bruceranno anche quelle in pvc del padre un domani dinnanzi casa.
Sto esagerando vero? Forse. Queste cose purtroppo le ho viste succedere, ascoltate e lette, non le ho immaginate.
Ma, se voi chiedete cortesemente un timido ed educato perché sul rogo e la puzza, come risposta otterrete sempre, la solita, antica occhiata ostile e una voltata di spalle, oppure la sempre eterna risposta: ho sempre fatto così e così sempre farò. E in paese correrà voce che siete strani, molto strani e vi appiopperanno un soprannome mitologico/dialettale e qui la vostra fantasia etimologica non può nulla per identificarlo.
In seguito loro/lui spargerà ingenuo la cenere tossica nel suo orto e lì dove ha bruciato ramaglie marce e copertoni di bici graziella della nonna e zia, a primavera l'erba verdeggiante verrà diserbata, poi l'orticello sarà amorevolmente coltivato. A giugno, in un giorno di sole, il contadino/raccoglitore vi offrirà con il sorriso del buon uomo del monte la verdura, macchiata di verderame e nicotinoidi, che ivi è nata, tossica naturalmente, ma lui ovviamente non lo sa, come può saperlo? Anche se ha un diploma col 58 è ignaro di chimica e promuove con fiducia la sua bio tossicità.
Spesso il vicino è anche un abile e spontaneo venditore e, pur non conoscendo i libri di Robert Cialdini, le cose che vi propinerà a un buon prezzo, ve ne accorgerete subito, sono in realtà dei pacchi e voi vi sentirete col rimorso e in dovere di ricambiare con un doppio utile regalo.
A questo punto, le verdure regalate le dovete accettare, più per salvare la borsetta di nylon dal futuro fuoco che per altro e vi ritrovate delle robe morte che non sapete nemmeno dove buttare.
Regola numero 3.
Diffidate se avete un vicino con qualche piccola attività artigianale, anche solo nelle vicinanze perché essa è sempre, poco o tanto, inquinante soprattutto se è o era un falegname, se vi era o è un carrozziere, un meccanico o un robivecchio e via così. Anche se sono brave persone e oggidì attente alla legge, trent'anni fa usavano e spargevano al vento e nel suolo ogni sostanza (che la furba chimica gli offriva a caro prezzo), gentilmente inconsapevoli.
Se nella vostra proprietà insisteva un' attività di questo tipo anni fa non comprate la casa: nel retro probabilmente il buon uomo gettava e depositava rifiuti e il terreno è probabilmente contaminato e spesso pesantemente.
Informatevi su chi c'era prima e cosa faceva.
Non molti anni fa, tra gli anni sessanta e novanta, non esistevano nelle campagne raccolte di rifiuti organizzate come ora. Con la comparsa della pubblicità le persone iniziarono a comprare prodotti con confezioni di plastica, i primi prodotti in nylon, calze, borse, ecc. barattoli di lacca, di ddt. olii motore, vernici sintetiche, prodotti per l'agricoltura come antiparassitari, funghicidi e, per la prima volta nella storia, ad un certo punto le famiglie si trovarono con delle immondizie tra le mani. Pacificamente le buttarono nei puri letamai a decomporsi o in qualche buca e, spesso, spargevano questo neo-compost nei campi.
Quello che rimaneva di solido, inforcato e accatastato con ramaglie primaverili veniva bruciato.
In altre forme si fa ancora adesso: la cronaca riporta spesso di multe a personaggi ancorati a queste usanze.
Molte famiglie di contadini poi, si accordavano con le ditte di smaltimento per creare dei depositi di rifiuti urbani nel campo davanti casa. Ho giusta memoria di ciò. Ho visto letteralmente cumuli alti dieci metri e larghi trenta, su campetti dove ora ci sono orti, con i contadini che frugavano per estrarre cose utili per sé e per i maiali, mentre i polli e le galline razzolavano.
In molti paesi di montagna le immondizie venivano accatastate in discariche costituite da ex cave o in buchi naturali e, spesso, cosparse di benzina e incendiate.
Inserite, in un motore di ricerca qualsiasi, le parole: "discariche date alle fiamme", e vi immergerete in una consuetudine che, nel nostro paese, incendia dal nord al sud, senza distinzione, e questa ricerca vi renderà tristi e offesi, evidenziando un dramma che nulla sembra poter fermare.
Se penso che durante il militare passavamo il nostro tempo a vigilare seri e armati le caserme e le polveriere, mi chiedo perché non organizzare in futuro vigilanze armate alle discariche più importanti e riservare a questi reati legislazioni a carattere penale con maggiori aggravanti per i responsabili e i loro mandanti. “Il rifiuto meno lo tocchi e più ci guadagni e per evitare di toccare questi rifiuti tante volte arriva il benedetto fuoco. Quello che brucia va in fumo e il fumo non si tocca più”. Roberto Pennisi (Procuratore Direzione Investigativa Antimafia).
Regola numero 4.
Se ci sono dei vigneti o frutteti o campi coltivati intensamente posti nelle vicinanze fatevene una ragione, queste colture vengono, quasi sempre trattate con antiparassitari, funghicidi, ecc. a meno che non siano, caso raro, bio-vere ma anche queste culture in misura minore subiscono degli interventi. Informatevi sulle modalità di coltivazione delle colture dette intensive.
E' una buona scuola per capire la nostra società e affrontare l’argomento da diversi punti di vista.
L'uso del diserbante è pratica diffusissima e non solo in agricoltura intensiva, ma anche in luoghi meno scontati come appunto le proprietà private. Osservate se, ad aprile, maggio, giugno, l'erba verde confinante alla vostra proprietà diventa improvvisamente gialla e morta.
A proposito di erba gialla, in alcuni stati americani un po' siccitosi, per vendere meglio un immobile, i venditori dipingono con vernici o coloranti, l'erba ingiallita del giardino di color verde. L'ho visto una sera in un canale televisivo italiano e sembrava un'ovvietà spruzzare colore verde sul terreno antistante la casa per meglio piazzarla. Se quest'idea trova un seguito anche da noi non posso dirlo. Un trucco vale l'altro, bisogna stare attenti sempre.
Rimanendo in tema, anche le fotografie di paesaggio agricolo di tipo salutistico e rilassante, dove vengono inserite molte offerte immobiliari, vanno interpretate a seconda dei casi e sensibilità personali.
Regola numero 5.
Se ci sono molti rovi nel vostro futuro giardino, avrete un nemico contro cui perderete la pazienza e infine getterete la spugna. Il rovo vi forgerà e, se siete dei cittadini senza calli o con qualche difetto alla schiena, il rovo vi dominerà. Esagero, ma un terreno infestato da rovi è da affrontare decisi e con costanza per eliminarli definitivamente.
Se c'è molta gramigna o sorghetta, non ho dubbi, il vostro orto alla vostra prima vacanza di dieci giorni, verrà sconvolto e assumerà un aspetto per voi cittadini incomprensibile.
Se, nella peggiore delle ipotesi, intendete andare in ferie per un mese in luglio/agosto, troverete al ritorno il vostro hortus conclusus, se siete sfortunati, travolto dalla grandine, se fortunelli, affogherete nelle erbe sopracitate prepotenti e inestirpabili e, per giunta, andate a seme, assicurandosi, in barba vostra, la loro presenza anche per l'anno dopo. Noterete che la siccità avrà dato vigore alle virtù della gramigna, mentre truppe di zanzare tigri nate nella pentola dell'acqua del cane del vicino, si ciberanno del vostro sangue dolcemente esotico e vacanziero.
Non troverete nemmeno la porta di casa, avvolta da ragnatele e rampicanti mai visti, pungenti e urticanti, mentre cordoni di testarde formiche avranno aperto i barattoli di marmellata e trasportato il miele.
Della tenera insalata piantata con mistica devozione più nessuna traccia: arancioni limacce schifose col favore dell'oscurità si sbafano tutto ciò che voi piantate, escluse le erbacce di cui sopra.
Se la sfortuna si accanisce, topi avranno mangiato i vostri libri di ricette e cagato su quelli di filosofia, mentre il ghiro avrà dormito sotto il cuscino della sposa.
Non è una questione di malocchio, una casa immersa in una natura sana, vive con essa e molte creature troveranno esaltante abitare con voi o vicino a voi e pungervi.
Ma abbiate fede, con calma e piccole soluzioni come la lavanda essiccata in casa o piccoli altri accorgimenti troverete un equilibrio. Se arriveranno insetti, si accaseranno la lucertola, gli uccelli insettivori, i pipistrelli serali e, se ci sono troppi topi, la civetta o il barbagianni vi visiterà.
Create anfratti nei muri della casa nei posti più tranquilli, acqua per gli uccelli sempre a disposizione, un po’ di semi, una casetta sul muro della capanna degli attrezzi per il codirosso.
Create un luogo per far dimorare i ricci. Tutto magicamente troverà un equilibrio.
Prima del vostro arrivo c’era un equilibrio, lo avete scombussolato, ora dovete ripristinarlo, osservandolo da vicino.
Regola numero 6
Cercate di capire fin da subito l'energia vitale che emana la casa, osservate se ci sono insetti, uccelli, diversità di specie arboree, erbacee e floreali, se c'è il tarassaco, qualche cicoria selvatica, segnali di un precedente orto e giardino.
Se avete intenzione di fare un orto familiare, saggiate la terra con un badile ed osservate se è compatta, limacciosa o sabbiosa o con poche essenze vive.
Poche varietà di specie vegetali come la sorghetta e la gramigna, indicano un terreno da lavorare con molta pazienza se volete farci crescere qualcosa.
Osservate anche l'altezza del terreno rispetto al piano di campagna, è importante per la salute del futuro orto/giardino: un terreno basso è spesso soggetto a ristagni d'acqua. Andranno preparati degli scoli e indirizzarli verso dei fossati laterali.
Osservate se ci sono dei fossi laterali alla proprietà, se sono puliti, vitali, se c'è acqua chiara o se c'è la colorazione e l'odore tipico degli scarichi civili e presenza di plastica. Chiedete se la zona è soggetta a esondazioni, chiedetelo all'ufficio tecnico del paese.
L'orientamento della casa è importante, meglio se è rivolta a sud. Informatevi se si possono aprire finestre casomai. Controllate il soggiorno e la cucina, sono luminosi? Se vi è un pozzo o una sorgente, tirate su un secchio d'acqua, annusatela, guardatela. Un mio amico ha fatto analizzare l'acqua del pozzo prima di comprare la casa e sono soldi spesi bene, pensateci: un pozzo di acqua pulita è una risorsa preziosissima e vale da solo un acquisto.
Anche un grande e sano noce può valere un acquisto.
Osservate la salute degli orti e gli ambienti naturali dei dintorni: è bello avere vicini amici del sano orto e frutteto. Anzi, è bellissimo.
Regola numero 7.
Evitate di comprare case che erano ex stalle poste in golene, o in frazioni o vie in zone basse vicino ad argini con toponimi che richiamano, il fango, i guazzi, i paltani, ecc.
Spesso sono zone su cui i contadini più poveri vivevano come mezzadri reumatoidi, perennemente inondati e punti da zanzare e tafani: sono spesso luoghi molto belli e ricchi di vita ma considerate anche alcune notti insonni ad aspettare che la piena passi o di vedere il vostro giardino invaso dall'acqua per giorni.
Anche un bel torrente estivo può sembrare innocuo, ma non fidatevi mai, il mio consiglio è di starne lontani. Osservate i rami bassi dei torrenti o dei fiumi, purtroppo noterete spesso dei sacchetti di plastica sfilacciati appesi: questo vi darà l'idea dell'altezza dell'ultima piena.
Cercate in rete studi sulle caratteristiche idrogeologiche del territorio, consultateli.
Osservate se la casa ha i muri portanti umidi per circa un metro da terra, perché, se ha questa caratteristica, sarà molto dispendioso bonificarli dalla risalita capillare proveniente dall'umidità del sottosuolo. Vivrete voi e le vostre cose nell'umido e converrà in alcuni casi buttarla giù e rifarla se è una casetta semi diroccata, non vincolata e senza pregi architettonici. Se è una casa degli anni sessanta o meno, ha probabilmente dei cordoli in cemento non isolati e l'umidità si condenserà lungo i freddi angoli, formando muffe ostili e pericolose: se il venditore ha pitturato di fresco, è probabile voglia nascondere tale difetto.
Se la casa ha pavimenti su base cementizia umida, pensate seriamente a toglierli ed investire in un buon isolamento per non sentire freddo ai piedi: se la casa è in montagna ricordate che le rocce hanno una temperatura di circa 12 gradi immutabile nelle quattro stagioni e vi servirà al piano terra un riscaldamento a pavimento o un isolamento fatto ad arte per non sentire costantemente freddo ai piedi. Peggio ancora sono le stanze con murature appoggiate alla roccia o alla terra: una volta queste stanze erano efficaci e umide cantine.
Cancellate dalla vostra mente idee poetiche sulla sobrietà della vita domestica del passato.
Una volta le case non erano vissute a ore perse come oggidì, gli uomini e le donne vi stavano pochissimo durante il giorno e filavano presto a letto dopo cena in stanze che per la maggior parte di noi sarebbero insopportabilmente fredde d'inverno.
Nelle fredde serate invernali se ne stavano in stalle, a volte minuscole, sature di caldi vapori di ammoniaca urinata e poi rientravano odorosi fino al midollo di profumo di letame e si infilavano sotto le coperte.
La legna da ardere era preziosa, usata solitamente, per cucinare e poi per scaldarsi. La legna buona veniva spesso venduta o era di sostegno, a seconda del contratto, con il proprietario del fondo.
La seconda scelta rimasta era per il focolare.
Le case di allora avevano spifferi ovunque ma che avevano però un pregio: smaltivano in modo inconsapevole il pericoloso gas radioattivo radon che si sprigiona dalle rocce e dal terreno, in particolare dalle rocce vulcaniche, ma non solo.
Sicché attenzione alle case costruite su colli o terreni vulcanici o in zone simili: chiuderle ermeticamente non è la scelta giusta, ed è obbligatorio inserire degli igloo portanti per arieggiare sotto le platee dei pavimenti al piano terra, oppure creare ventilazioni forzate e altri interventi.
Controllate la mappatura delle zone più soggette alla presenza del radon o affidatevi a un professionista per la misurazione del gas negli ambienti e, sulla base dei dati riportati, agire di conseguenza.
Regola numero 8.
Se dovete restaurare la casa, affidatevi ad una ditta in grado di usare materiali naturali, malte e intonaci a base di calce naturale. Il legno, quando serve pitturarlo, va fatto con vere pitture bio.
In rete si trovano ogni tipo di informazione e materiali per ogni esigenza: non fidatevi delle apparenze: prodotti detti all'acqua non significa che non sono tossici.
Non è perdita di tempo studiare questi materiali e valutare una ditta capace di usarli.
Fate attenzione, molti artigiani vi diranno che seguiranno le vostre indicazioni, poi faranno di testa loro. Cercate di essere chiari e inflessibili, i soldi sono vostri e voi ci abiterete.
Applicare al meglio questi materiali avrà un doppio scopo: il primo è di abitare fin da subito in una casa che non esala nel tempo inquinanti tossici e, seconda cosa, lo spazio e il terreno attorno alla casa durante i lavori di ripristino e restauro non verrà a contatto con polveri e esalazioni malefiche.
Acquistate mobili al grezzo, in legno massiccio, non trattati con anti-tarli. Pitturateli voi con prodotti naturali senza solventi, cere e gomme lacche ad esempio o, se necessita, anti-tarli naturali o lasciateli così come sono.
Idem per le travature e i legni non calpestati; il legno naturale è bello. Se dopo cento anni lavate con acqua e spugna una trave impolverata, scoprirete subito che riprende vita e profuma di legno appena tagliato. Un legno verniciato no.
Una volta vidi un documentario, dove intervistarono un architetto dei paesi del nord che disse una cosa ovvia riguardo al comportamento del legno grezzo in una casa:
il legno assorbe l'umidità in eccesso e la cede quando l'ambiente è secco, in pratica funziona da regolatore di umidità che, assommato a degli intonaci e pitture murali a base di calce naturale, è il miglior modo di vivere in un ambiente sano e naturale.
Per le parti calpestabili ci sono oli e cere naturali che esaltano il legno.
Se la casa ha vecchi intonaci distaccati dal muro e lo scoprite battendo con le nocche qua e là e percependo il vuoto, non abbiate indugi, fateli tirare giù e rifateli con un intonaco di calce senza cemento. Troverete diversi muratori che storceranno il naso. Lo storceranno per tanti motivi, innanzitutto la malta di calce ha bisogno di più lentezza operativa rispetto alle malte cementizie o con additivi. Il supporto murale, soprattutto se è in cotto, va molto, molto bagnato, a "rifiuto" e si procede per gradi alla sua stesura. Cercate imprese in grado di applicare intonaci di questo tipo.
Vi rimando per un analisi completa sulla calce ad un ottimo sito, www.forumcalce.it dove troverete note tecniche e storiche che stanno alla base degli intonaci di calce e alle pitture composte con la calce, così come nell'antichità e nel restauro attuale vengono fatte.
Una volta che vi sarete ben documentati sarete in grado di interrogare l'impresa sulle loro abilità.
Non vi pentirete mai di questa scelta.
Prendete in considerazione l'attività sismica della zona e, nel caso di case in pietra e laterizio con muri portanti, evitate assolutamente la costruzione di solai e sottotetti in cemento poggianti su muri non legati: pagate un professionista serio che vi progetti solai e sottotetti in legno adeguati e che progetti un sistema antisismico per i muri portanti e relativi solai.
Regola numero 9.
Se comprate una casa in montagna e intendete viverci, valutate che, vivendo dentro un bosco con una simpatica estiva stradina forestale, questa si trasforma, quando nevica.
Una fitta nevicata per due giorni di fila e non ne uscirete indenni tanto facilmente con la pala da neve: quando avrete tolto la neve per cento metri, dovrete ricominciare subito dall'inizio. Pestarla con il suv o la panda 4x4 significa compattarla fino a maggio. Certo ho visto chi per far meglio scivolare la neve dalla pala, spennellava quest'ultima con del gasolio ammorbando l'aria fresca e nevosa, ma è un esempio da non seguire secondo me.
Compratevi un trattorino con pala, se siete ricchi, o accordatevi con un servizio a pagamento rintracciabile che è meglio. O, più semplicemente, cercate, prima dell'inverno, un vicino con il trattore e chiedetegli se, dietro compenso, fa un giro anche da voi.
Avere un generatore con almeno 2 kw di potenza in caso rimaniate senza elettricità e predisporre l’impianto elettrico per questo supporto energetico con un vano tecnico apposito, non è una brutta idea. Freezer, la termo-cucina, il frigo, la caldaia a gpl/gas ecc. molte cose funzionano ad elettricità. Tenetelo sempre a mente.
Consiglio numero 10
Assieme al generatore acquistate anche uno stabilizzatore o direttamente un generatore stabilizzato o le schede elettroniche dei moderni elettrodomestici e pc si guasteranno.
Quando nevica o fa burrasca in montagna o in campagna, manca spesso l'elettricità.
Pensate in conseguenza di ciò, soprattutto se siete anziani o lo state per diventare: avere una stufa a legna di tipo economico indipendente dall’elettricità, più un caminetto o un'altra stufa e almeno quaranta quintali di legna di scorta vi aiuteranno molto e vi daranno sicurezza, ma ricordate di averla comoda e ben coperta o la neve che spesso turbina di traverso riempirà prima la legnaia e solo dopo il campo vicino.
Volete invece scaldarvi solo con la legna? Accatastate ogni anno sessanta quintali, minimo, di legna secca e relativa bella scorta di legnetti piccoli, che non bastano mai, per accendere il fuoco e ravvivarlo.
Se abitate in campagna o in montagna e avete alberi da potare vicino alla casa, imparate con calma ad usare una motosega. Mantenetela efficiente e con almeno due catene affilate e una candela di scorta con tutti gli attrezzi a disposizione: capirete presto perché.
La motosega è potente e va usata con calma sempre. Tenetela alla giusta distanza da voi e mai direzionata verso qualcuno. Mai e poi mai entrare di punta direttamente nel legno, ma solo dall'alto in basso o dal basso in alto, rimanendo ben stabili coi piedi saldi a terra e mai usarla sopra scale o ponteggi instabili e con poco equilibrio. Attenzione a tagliare alberi secchi o alberi con grossi rami secchi, mentre voi tagliate la base spesso, anzi, sicuramente, schegge appuntite o rami vi cadranno in testa o vi infilzeranno. Valutate tutto con calma.
Non fate lavori forestali impegnativi o con attrezzi inadeguati. Chiamate chi in paese lo fa per mestiere e lavorate con lui i primi tempi: pagherete e imparerete: guardate che attrezzi usa e come li usa, chiedete consigli e ascoltate.
Lasciate perdere la mannaia, la scure o le roncole se non avete braccio allenato, una certa calma e una buona stella. Tutto s'impara con pazienza e abnegazione, ma non forzate l'apprendimento, questa attrezzatura, una volta lanciata con forza verso un ciocco, provoca ferite gravi se manca il bersaglio.
C'è differenza tra sforzo e lotta, non dovete lottare contro un ceppo nodoso, imparate subito a cambiare spesso mestiere durante la giornata e, soprattutto nei primi tempi, non affannatevi a tagliare ininterrottamente o a spaccare per un giorno intero, ma tagliatene un po' alla volta; spaccatene un altro po', accatastate due carriole e ritornate al punto uno e il lavoro finirà prima e meglio e il minestrone alla sera sarà più buono mangiato in compagnia vicino alla stufa accesa.
Si spacca meglio la legna verde, quella secca è più compatta e dura e non si fa spaccare facilmente con l'ascia.
La legna non è tutta uguale e non vi è una regola, ma un istinto acquisito con la pratica: alcune essenze o parti nodose sono inattaccabili.
Un giorno magari vi comprerete uno spaccalegna idraulico serio.
In ogni caso, se lavorate a far legna, gli stinchi saranno pesti come quelli di Maradona: se siete autolesionisti, tagliate pure la legna con i pantaloncini corti e ciabattine e sembrerete a fine giornata reduci di guerra. Tenete in ordine l’attrezzatura: sega ad archetto, roncola, scure di buon peso, accetta, cunei di ferro e mazza, treppiede robusto in legno per appoggiare i rami, ceppo largo e alto per spaccare. Scarponi alti antinfortunistici, guanti in cuoio, giacca e pantaloni comodi anti-taglio, occhiali protettivi, casco.
Ho conosciuto di persona un distinto signore che con l'accetta piccola stava sminuzzando della legna in una baita isolata. Siccome il manico era male fissato al ferro, una volta alzata per calarla sul legno, il ferro si è staccato, ha volteggiato un po' in aria, ed è ricaduto sulla zucca distinta, piantandosi quello che bastava per andare di corsa al pronto soccorso più vicino con il ferro letteralmente piantato in stile halloween, mentre i suoi bimbi piangevano sul sedile dietro.
Adibite la legnaia come spazio fondamentale, comodo e asciutto rivolto a sud e davanti alla legnaia che ci sia un luogo pratico dove scaricare la legna con un trattore che manovra facile.
Per prima cosa costruitevi un supporto di legno robusto detto cavalletto.
Serve per tagliare la legna piccola e media: senza, non si fa, ma attenzione ai rami rotondi corti, appena si appoggia la motosega ruotano e saltano via.
Siamo oramai arrivati alla fine del decimo consiglio, fermiamoci qui.
Potete proseguire nella pagina degli scritti vari, dove tratto diverse tematiche specifiche o argomenti che in questi dieci punti ho solo accennato.
Abbiate fede sempre: "col tempo e con la paglia maturano anche le nespole".
Dal canto mio scriverò con costanza ma adeguata al mio ritmo e alle cose che devo fare per vivere. "Il tempo non dorme".
La legna non si spacca col mouse. Anzi, i topi veri mi mangiano i radicchi se non ci metto il peperoncino prima dell'inverno.
Sempreché qualcuno di Voi non mi faccia una donazione consistente di 500 euri l´anno così compro della legna già spaccata e mi rimane più tempo!
Cari Saluti :-)