Realizzare una casa partendo dal cuore?
Una casa senza libri è come una stanza senza finestre
Marco Tullio Cicerone
La felicità in una dimora rispecchia gli stati d´animo di chi ci abita per questo motivo la progettazione, l’arredo degli interni e gli spazi esterni devono essere ispirati da una scelta consapevole e, aggiungo, ecologica e sostenibile. Ma c'è dell'altro da considerare.
Ad esempio: compriamo una casa perché ci piace, affidiamo a dei professionisti la cura della ristrutturazione e dell’arredo, gli esterni a un giardiniere di fiducia, l´orto a un simpatico ortolano.
Chiaramente la casa verrà bellissima e funzionale, ma sarà intimamente nostra? Forse sì o forse no.
Oppure, durante la compra-vendita, cerchiamo di sentirla emotivamente e di immaginare gli spazi dove giocheranno i nostri figli, dove vivranno i fiori e le verdure che coltiveremo e immaginiamo le tinte dei muri, immaginiamo il sole che entra e lo spazio che illuminerà, immaginiamo il fuoco acceso. Immaginiamoci in questi spazi. Immaginare e ideare gli ambienti dentro di sé e non solo progettare badando alla funzionalità.
Vi è una differenza tra i due tipi d’immaginazione. Tocchiamo i muri del nostro futuro acquisto, sfioriamo le piante del giardino: proviamoci seriamente.
Se decidiamo di comprare la casa, cerchiamo di aiutare con umiltà chi ci lavora o facendo noi stessi molte cose pratiche se è possibile. Anche se è poco, non è tempo buttato e non vale l´assioma: io con i lavori manuali sono negato. C´è un po' di pigrizia nel dire questo e, di certo, si risparmia a far da sé alcune cose.
Realizzare con le proprie mani non è impossibile, basta iniziare. Anche spostare delle pietre, fare un muretto a secco, una legnaia, caricare la betoniera e preparare mezza carriola di malta sono cose importanti.
Prendere in mano uno scalpello e un martello e fare una traccia sul muro non è utile solo per ammaccarsi un po’ le dita. Nessuno ti dice di montare un’impalcatura e rifare un tetto, ma sicuramente qualche particolare opera puoi fartela spiegare da un professionista e eseguirla.
Già, ma chi te lo fa fare? Tu. Tutto quello che si realizza con le mani, è tuo per sempre.
Se poi realizzi un’opera bella, lo sarà per chi la ammira e magari ne trarrà ispirazione.
Sì, perché la tua ispirazione, è il frutto di una tua alterazione della mente-cuore e questa tua alterazione provocherà altre alterazioni, a cascata. La storia dell’arte, infatti, è un processo continuo di modificazioni e creazione di visioni alterate di quel fantastico binomio cuore-psiche, con colori, forme e combinazioni incredibilmente varie.
Sembra una sciocchezza pensare di proiettare cosa vuole veramente il vostro cuore. Io proietto le immagini della mia fantasia, io lo faccio con le mie mani. Roba da matti di questi tempi.
Va ancora di moda immaginare qualcosa e realizzarlo, o affideremo la nostra immaginazione interiore alla robotica e alla realtà virtuale così la smetteremo una volta per sempre di sentire una sana motivazione nel cercare di costruire qualcosa a mano?
La tua visione diventa chiara solo quando guardi dentro il tuo cuore. Chi guarda fuori, sogna. Chi guarda dentro, si sveglia.
Il processo immaginativo interiore è una cosa profondamente nostra, un potere si potrebbe azzardare. L´uomo ha questa capacità di dar forma e creazione reale a processi immaginativi.
La nostra immaginazione, infatti, ha un potere unico: quello che creiamo nel nostro immaginario può avverarsi, se ci crediamo fino in fondo.
Concludendo: “La creazione di qualcosa di nuovo non si ottiene con l'intelletto, ma con l’istinto del gioco che nasce da necessità interiori.
La mente creativa gioca con gli oggetti che ama.”
Eh già, bisogna amare ciò che si desidera.
Ogni tanto scomodo citandolo in neretto Carl Gustav Jung, ne ripeterò le citazioni, perché questo grande ricercatore ha trovato delle note interessanti nella nostra psiche:
In ogni caos c’è un cosmo, in ogni disordine un ordine segreto.
L'uomo può realizzare delle cose stupefacenti se queste hanno un senso per lui.
Ognuno di noi è un canale di manifestazione dell' infinita grandiosità divina. Per questo tutto ciò che chiediamo possiamo realizzarlo.
È proprio la possibilità di realizzare un sogno che rende la vita interessante.
Bene, a questo punto, vi auguro Buon Lavoro!
Il rapporto di vicinato: il rumore
Ai gatti riesce senza fatica ciò che resta negato all'uomo: attraversare la vita senza fare rumore
Ernest Hemingway
Vi piacerebbe una formula dialettica vincente per rapportarsi col vicinato?
Tre frasi e hop, tutto si accorda magicamente!
No, malgrado tutte le innovative regole che troverete sparse sul web o su testi specializzati, non funzioneranno con i vicini.
I vicini sono dei Vicini e seguiranno giustamente un loro percorso emotivo e, più cercherete di sensibilizzarli su temi a voi cari, più loro resteranno spesso indifferenti perché, ed è un dato di fatto, nessuno ama cambiare le proprie abitudini, soprattutto se è qualcun altro a dirgli o chiedergli, sommessamente o no, di modificarle.
Alcuni, tra vicini, si urlano tra loro. Niente di peggio, ognuno si arroccherà nelle proprie convinzioni.
Una via di uscita?
Facciamo un esempio a caso:
Il vicino usa tutti i sabati e le domeniche mattina la motosega a scoppio in giardino e sparge 120 decibel e puzzo di olio per motori a due tempi ovunque il vento tiri, cioè verso di voi che nel frattempo, con la poetica accettina, vi filate i mucchietti di rametti per accendere il futuro fuoco.
La legna si ha da fare e tutti hanno diritto di farla, anche di sabato e domenica, ma di sabato e domenica tutti hanno diritto a un po' di pace e riposo.
La faccenda è ingarbugliata, come si fa ad uscirne?
Soluzione A- Gli tirate l´accetta come un cheyenne, ma siccome lo azzoppate e basta, dopo tre mesi di galera e su consiglio di un avvocato, dovrete cedergli, per risarcirlo, la vostra casa e lui, sotto la vostra ex pergola, dalla sedia a rotelle, taglierà comunque la legna con la motosega, mentre voi dormirete alcoolizzato in auto, sotto un triste noce senza foglie, ai margini del paese.
Soluzione B- Gli urlate sia in versione gentile o in variazione mafiosa di finirla di fare casino.
Risultato: prenderà la motosega svedese più grossa che ha e vi assicuro che ce l'ha, e sparerà 145 decibel con il doppio del fumo e vi guarderà in cagnesco per dieci anni.
Soluzione C- Decidete di parlargli gentile gentile di rispettare gli orari almeno. Ben sapendo che in montagna e in campagna gli orari di cortesia sono lettera morta, prima vengono il lavoro e la fatica.
L'epica scena inizia: vi avvicinate col passo deciso, sicuri, perché avete preparato, rifinito con l'accetta di zucchero, un discorso così colmo di grazia letteraria che quasi piangete di meraviglia ringraziando Cicerone.
Ma, cosa succede? In questo caso, il buon vicino ha questo difetto superiore, è buono e disponibile.
Lo mettete a fuoco mentre taglia, ringhia e suda con la sua motosega scoppiettante e fumosa, come un ingenuo dio lavoratore, ed ha persino l´aureola a ben guardare!
E' proprio davanti a voi ora, nitido, fumante nella bruma ottobrina, zeppo di segatura, vi sorride, vi saluta e mostra piacere nel sorridervi.
Voi che fate? Gli sorridete di rimando, ecco cosa fate, deponendo Cicerone oramai inutile e archiviato nel sanatorio delle vostre idee contorte e, giusto per regalargli una parola buona, gli chiedete come va il lavoro e com´è il tempo, pensando che siete felice che esista.
Soluzione D- Cambiate voi stessi e date un esempio diverso e utile.
Quando taglio la legna, io uso la motosega elettrica.
Presenta solo vantaggi e nessun svantaggio.
Costa meno di una pessima motosega cinese.
Consuma un'inezia di energia elettrica, mentre i costi di carburante per una simile a motore, sono circa 15 euro al giorno tra miscela e olio.
E´ sicura, quando si stacca il dito dal bottone, la catena si blocca.
Quando si stacca il dito dal bottone, si spegne e tace, mentre quella a scoppio va sempre e borbotta fumando.
Funziona subito, in ogni momento, mentre quella a scoppio ha bisogno di procedure di avvio non sempre efficaci e a volte sfiancanti.
Non puzza nella baracca degli attrezzi sotto alle cipolle appese.
Non vi soffierete olio bruciato dal naso tutto il giorno e anche la sera dopo cena.
E' più leggera e pratica.
Sentirete di più il cuculo cantare e il tordo zirlare.
Taglia, in sostanza, tronchi fino a trenta e passa centimetri quasi con la stessa velocità di una motosega a scoppio.
Per la cronaca, ve ne sono anche a batteria professionali, capaci anche di tagli notevoli e con una durata della batteria eccezionale.
Un giorno ho invitato il vicino, a provare la mia motosega elettrica a filo nuova, chiedendogli un parere, ed è rimasto sorpreso dalla sua efficacia e ha detto che se ne comprerà una.
Speriamo. In ogni caso gli voglio bene al mio vicino che è sempre pronto ad aiutarmi.
Se fossi ricco, il prossimo Natale, gliela regalerei.
Anzi, se mi donate 130 euro, gliela regalo, giuro!
E' proprio vero, "ciò che degli altri ci irrita, può portare alla comprensione di noi stessi" C.G. Jung
Dedicato al futuro proprietario di una motosega a motore
Tra i rami dei grandi alberi mi sono arrampicato per guardare il cielo… con la loro frutta mi sono sfamato, con il loro legno mi sono riscaldato: a loro devo la mia vita…
Mario Rigoni Stern
Supponiamo che non avete mai avuto o usato una motosega a motore, ma avete deciso che ve ne serve assolutamente una.
Idea, la compro in un sito dell'usato ed è fatta! Sbagliato. Prenderete una motosega che durerà il tempo di portarla a casa e poi morirà. La tragedia era scritta nelle due frasi, messe a piè di pagina nell'annuncio: come nuova e nel vista e piaciuta.
Permettetemi di dire due cose mentre voi cercate le chiavi della macchina (che vostra moglie, leggendovi nei pensieri e intravvedendo dei pericoli, ha nascosto), per andare da un concessionario di motoseghe a comprarne una.
Solitamente, una persona che non ha mai usato una motosega e che decide di tagliare degli alberi, si fa male o combina guai e questo è un dato di fatto. In questo caso, dunque, è meglio non giocare con la fortuna, ma addentrarsi nella problematica che indubbiamente esiste.
Cominciamo un breve percorso teorico di apprendimento.
In attesa di una super batteria atomica, nel bosco o lontano da casa, per gestire grossi tronchi, serve una motosega a motore.
Anzi, sarebbe meglio averne due con sé, una di scorta e una da lavoro, entrambe efficienti al 100 per 100. Ma per ora accontentiamoci di desiderarne solo una, e che sia di ottima marca.
Perché?
Perché il bosco è spesso distante, si cammina, non si deve perdere tempo con attrezzatura inefficace. Spesso si ha a disposizione solo il sabato e la domenica.
La stagione, in cui si può accedere al bosco per i lavori forestali in montagna, dura, a seconda dell'altitudine, da ottobre fino ad aprile, e si deve tagliare e togliere la legna dal bosco preferibilmente entro fine novembre, in quanto dopo piove e forse nevica e non si può più accedervi.
Si taglia con luna calante sempre ed è la regola che vale a tutte le latitudini e paesi.
In pianura, invece, si tagliano le rive alberate solitamente a dicembre e gennaio o quando il suolo è gelato e asciutto, sennò può esserci un pantano su cui muoversi con difficoltà.
Tagliare a marzo in pianura significa legna zuppa d'acqua che non si asciuga facilmente.
Poi da marzo a ottobre si ha altro da fare e gli alberi hanno la foglia.
Assieme alla motosega, si prepara una borsa con degli attrezzi e ci mettiamo dentro: due caccia viti, uno a croce e uno piatto della misura della vite per la regolazione dell'olio catena, una chiave fissa che serve per mollare il dado della scocca porta catena, una lima tondino di misura per la vostra catena, una catena di scorta, chiave della candela, una candela e una buona roncola.
Benzina miscelata con olio, già pronta, in tanica piccola di ferro o in una buona tanica in plastica e un imbuto.
Contenitore per l'olio per la catena che sia di marca e biodegradabile e non l'inquinante olio nero esausto dei motori come ho visto fare.
Guanti robusti, scarponi e pantaloni anti-taglio, casco e visiera sono obbligatori per legge.
Usate le protezioni, così state tranquilli voi e i vostri familiari e pure i paesani, i quali, anche se non lo dànno a vedere, per rispetto nei vostri confronti, sono preoccupatissimi per il solo fatto che guidate l'auto fino al bosco comunale.
Finalmente avete trovato le chiavi dell'auto, guidate fino al bar del paese, che è il posto meno adatto, per chiedere dov'è un buon concessionario per comprare una motosega, soprattutto all'ora dell'aperitivo mattutino. Vi consiglieranno, dopo un brindisi socializzante, un concessionario che, purtroppo, non è mai onesto, ma è sicuramente imparentato con almeno la metà degli avventori del bar.
Una volta arrivati, il bravo e poco onesto venditore di attrezzature da giardino, vi ascolterà distratto e voi gli dovrete spiegare a cosa vi serve, quale legname intendete tagliare e, soprattutto, quanto ne taglierete in un anno.
Col tono solenne, proporrà alcune marche nuove e alcune motoseghe usate revisionate che sembrano catorci costosissimi ma che, in realtà, sono ottime.
Prendetene una, quella che ispira di più e chiedetegli gentilmente di spiegarvi come funziona.
Anche se dal disonesto uomo la pagate il 30% in più rispetto al centro commerciale agricolo, la sua onestà professionale ve ne farà risparmiare più del doppio, garantito.
Chiedetegli gentilmente:
come si accende.
Dov'è la candela e dov'è il filtro dell'aria.
Cos'è la pompa dell'olio e, se c'è, dov'è la vite di regolazione olio per la lubrificazione della barra.
Come l'olio lubrifica la catena e la barra e come mantenere pulito il sistema barra-catena.
La procedura di tensione della catena e tolleranza (la catena si registra a barra fredda).
Le sicurezze della motosega.
Come si sostituisce una catena.
Vi dirà di usare ricambi originali: ha ragione.
Usate olio catena di qualità biodegradabile che vi propone il concessionario; non usate, ripeto, l'olio motore esausto del nonno, è proibito, se vi scopre la forestale vi multa e rovinerete la motosega.
Olio per miscela di qualità.
Nel prezzo finale, in modo disonesto ma inflessibile, fatevi aggiungere:
Una catena di scorta di qualità.
Una candela di scorta con una chiave.
Un tondino della giusta misura.
Un paio di guanti.
Occhiali.
Una volta a casa, leggetevi il libretto uso e manutenzione, accendete la motosega e provatela.
Non è un giocattolo, non siate presuntuosi, tenetela stretta, ben piantati coi piedi in una posizione stabile. Siate decisi e affondate regolari, all'inizio piano e, se vi sentite sicuri, accelerate e proseguite nel taglio.
Attenzione alla chiusura del legno, perché quando si taglia un albero, ad un certo punto il tronco inizia a cedere da una parte: voi non dovete mai avere la barra dove il taglio si sta chiudendo o rimarrete incastrati con la motosega in modo definitivo ed è un guaio.
Idem se l'albero è in orizzontale.
Altri problemi:
Mentre lavorate la catena si blocca sempre di più, ma il motore funziona anche se, accelerando, sforza.
Percorso da fare:
Il serbatoio olio lubrificante è vuoto.
Se c'è olio, ma non esce, regolate la vite di regolazione.
Controllate i condotti olio nella barra.
Può essere che la pompa olio sia bloccata.
Tornate dall'onesto uomo, ma senza arrabbiarvi, perché di sicuro avete sbagliato voi.
Di norma, consumando un serbatoio di benzina, si consuma un serbatoio di olio.
Per capire quanto olio sta uscendo per lubrificare la catena, fate girare a regime sostenuto la motosega a pochi cm da un cartone e osservate quanto olio lo macchia.
La catena, quando gira a secco, produce un rumore caratteristico che assimilerete presto e dovete ricordare.
La catena non taglia, va di traverso! Esclamate. Osservate se produce segatura o trucioli.
Una catena che taglia affonda dolcemente e produce trucioli, non segatura.
Una catena che taglia poco fa segatura fine, va giù a fatica e spesso di traverso.
Una catena che non taglia e non è ben lubrificata sforza inutilmente il motore.
Soluzione:
Imparare ad affilarla con una lima tondino il prima possibile.
Sostituite la catena subito.
Nei film, con le motoseghe, tagliano anche le automobili.
Non è vero.
Basta un chiodino o un piccolo sasso per rovinarne il filo.
La motosega non può essere cinese, lo dicono tutti, lo dico modestamente anch'io ed è così. Dev'essere di marca. In commercio si trovano molte marche straniere professionali e no, ma ci sono anche delle ottime Made in Italy, professionali e no, come la Active, la Castor e la Alpine.
Vi consiglio, se non l´avete mai usata, di non adoperarla in un bosco da soli, ma fate pratica prima a casa, su un cavalletto da legna, ed è già un miracolo se riuscirete ad avviarla e a capire come funziona senza ferirvi gravemente.
Solo dopo aver tagliato un bel po' di quintali di legna, potrete avventurarvi in un bosco umido, pieno di frasche, rami, rocce scivolose e legname ovunque e abbattere un nocciolo di due metri di altezza.
Andateci con qualcuno esperto la prima volta.
In montagna per il taglio dei boschi cedui servono i permessi forestali, chiedete in comune.
In molti comuni alpini e appenninici esiste un'antica usanza detta: uso civico delle risorse forestali, che permette attraverso una procedura di assegnamento, di ottenere a un prezzo fisso una quota di quintali di legna dai boschi comunali. Essere residente nel comune è requisito fondamentale, gli anni di residenza variano secondo i regolamenti.
In pianura non esiste quest'usanza, ma regole per tagliare gli alberi sì, anche se questi sono in una proprietà privata: meglio informarsi.
Ci sono delle leggi che tutelano il bosco e gli alberi, rispettatele e vi rispetteranno tutti.
Ps. attenzione alle buche tra le rocce nascoste dai rami, sono come delle trappole.
Se ci andate da soli, comunicate a qualcuno che state andando in quel bosco x y.
Non tagliare alberi o abeti secchi, ripeto, voi vi concentrate nel taglio di sotto e un ramo vi piomba in testa.
Prima di tagliare un albero, osservatene la postura, il peso dei rami, dove eventualmente cadrà e valutate le vostre vie di fuga che devono essere ampie e senza intralci.
Non portate con voi rotondi cagnolini da divano o bambini con il nuovo cellulare, oppure adulti bambini viziati dai selfie social che scattano mentre cade l'albero, ma solo gente sveglia, utile e in forma.
I tronchi, per loro natura, rotolano a destra e a sinistra proprio dove avete un piede, il cellulare in cerca del segnale, il cagnolino panciuto o la motosega nuova.
Quando cadono oppure ruotano, anche gli alberelli sono quintali.
La roncola sta in compagnia della motosega. Mentre la usate, non dovete avere le persone dietro o davanti, ma lontano da voi, la roncola forse vi scapperà di mano e ferirà anche se sbatte di manico: tenetela stretta.
I colpi con la roncola non devono essere forti, ma corretti, a 45 gradi.
La gente del posto che vive in simbiosi con la motosega fin dall'infanzia, vi nota subito che siete alieni-alienati e incompetenti, dunque, non strafate ma cercate di essere voi stessi con umiltà, nulla più, imparando con calma, costanza e chiedendo gentilmente migliorerete costantemente.
Portatevi delle cordicelle per legare legnetti e fascine.
Ricordate: portar la legna da legare porta l´uomo a bestemmiare.
Pianificate il lavoro prima di cominciare, secondo i mezzi e le conoscenze che avete.
Tagliare un albero non è un problema difficile per chi sa farlo, il problema è come portarlo a casa.
Può servire un verricello e un trattore per tiralo fuori dal bosco fino alla prima strada forestale, dove ci dev'essere lo spazio laterale per accatastalo, infine, dovrete trovare chi, con un trattore, carro e un ragno idraulico se lo carica, ve lo porta a casa e lo scarica.
Compratela la legna che è più conveniente, almeno i primi tempi e fatela portare a casa.
Potete comprarla già tagliata a misura di stufa o caminetto pronta da accatastare oppure ve la possono portare in tronchi di quattro metri circa, grandi e piccoli, da tagliare con la motosega e spaccare con l'ascia. A voi la decisione. Il risparmio, tra le due opzioni, non è molto, mentre il tempo da impiegare per tagliarla e spaccarla, dipenderà dalla vostra dimestichezza e volontà.
Se, per motivi validi, decidete di tagliare i vostri alberi vicino a casa, guardate le serie di errori sul tema che trovate in rete e persuadetevi che non è semplice, saperla usare, la motosega.
Scoprirete presto, se andate a vivere in campagna e, soprattutto, in montagna che più d'uno si è fatto, veramente male, tagliando alberi o lavorando con macchine agricole.
In conclusione, il consiglio più importante che vi do, aldilà delle decisioni che prenderete, è di stare attenti: tutte le attrezzature da lavoro a motore, da un semplice trapano alla più grande delle vostre macchine, da qualsiasi angolazione le guardate, sono pericolose e il loro utilizzo va affrontato sempre per gradi, con calma e lucidità.
Il fuoco, questo sconosciuto
“Dove tutto è bruciato il fuoco non ritorna più.”
Proverbio africano
Perché usiamo il fuoco? Banalissima domanda.
Per scaldarci, per cucinare, per torcere il metallo, per guardarlo e riflettere.
Tutto qui? No, purtroppo no.
Una semplice stufa o un camino possono essere dei mezzi molto dannosi per l'ambiente, se utilizzati male, soprattutto se bruciamo materiali che non sono puro e pulito legno secco.
Il fuoco viene acceso da uomini e donne che sono per loro natura duali: pericolosi consapevoli e pericolosi inconsapevoli.
I pericolosi consapevoli sono tipi umani che sanno che bruciare carta e cartoni, plastiche varie o fare fuochi con forcate di plastica, non sta bene e inquina, ma in fondo non è niente, tanto esce tutto dal camino o sale sul cielo del campo.
Spesso sussurrano come un mantra, dato che non riflettono molto sulle conseguenze di ciò che fanno, "è poca roba e poi l´ho sempre fatto".
Tra queste personalità umane pericolose consapevoli rientrano anche i pigri consapevoli pericolosi che, pur avendo un cassonetto di differenziata a pochi metri, incendiano in casa o nel fuoco autunnale e primaverile, diversi accumuli tossici.
I pericolosi inconsapevoli, la maggioranza spero, sono quelli che bruciano di tutto, ignari.
Non serve un genio del piccolo chimico per capire che quello che si brucia, inquina e libera sostanze nocive, ma un conto è bruciare un ciocco di faggio secco di due anni in una stufa dal tiraggio adeguato e un conto è infilare una vecchia finestra ben verniciata in una stufa che magari tira pure male. Oppure bruciare pagine e pagine di settimanali a colori, o pezzi di cartone plasticato con lo scotch, per farsi un pigro caffè con la moka, tossendo poi malamente per le esalazioni, ma identificandone la causa in qualcosa di misterioso, da confidare al medico di famiglia. Malessere diffuso, tristemente confermato anche dal tossire dei piromani vicini di casa.
Segnalo che un fuoco si accende anche senza carta, come una volta, quando la carta, appunto, non c'era, come non esistevano plastiche e tantissime occulte sostanze chimiche che finiscono, purtroppo, tra le fiamme con troppa facilità e disattenzione.
Sintetizzo brevemente un volantino promosso dall'Agenzia Provinciale per La Protezione dell'Ambiente e la Provincia di Trento e altri comuni, sul tema:
Lontano i rifiuti dal focolare!
Riporto alcuni brani del testo, che in rete si trova anche in pdf stampabile in A3
che andrebbe posto in ogni casa sopra al camino e alla stufa, come un santino dove meditarci sopra, ogni mattina e sera, prima di accendere, con un umile fiammifero il fuoco che ci scalda.
Il volantino dice:
Che cosa è vietato dalla legge?
Non possono essere bruciati né all’aperto né in stufe domestiche o caminetti i rifiuti di qualunque tipo, compresi... • Carta, cartoni (che sono riciclabili). E’ opportuno utilizzare la carta solo nella misura necessaria per l’accensione. Per lo smaltimento di carta e cartoni si raccomanda perciò la raccolta differenziata. • Imballaggi, cartoni del latte e simili (es. Tetra Pak).
Scarti di legno da falegnamerie, carpenterie e fabbriche di mobili • Legno usato ricavato da demolizioni, risanamenti e rinnovamenti di edifici (mobili, finestre, porte, pavimenti) come pure legno d'imballaggi (casse, palette...) Imballaggi di plastica (bottiglie e contenitori).
La mancata osservanza del divieto comporta l’applicazione delle sanzioni previste dalla normativa vigente. Ricorda che anche la combustione all’aperto di rifiuti, scarti di legno e legno trattato sono vietati...
Un video su come accendere il camino in modo corretto:
https://www.youtube.com/watch?v=aaEoxm-cxGM
Articolo su un uomo che brucia cose che non dovrebbe:
https://www.cronacheancona.it/2018/10/20/brucia-rifiuti-in-un-campo-denunciato-un-uomo/129912/
Ricordiamo che il reato configurato come abbruciamento di rifiuti a terra, grazie al decreto del 2013 per contenere il fenomeno detto: terra dei fuochi, prevede pene dai 2 ai 5 anni di reclusione.
Più le spese di avvocatura, aggiungo io.
Annotazioni storiche e considerazioni attuali sul riscaldamento in una casa
" ma la terra, con cui hai condiviso il freddo, mai più potrai fare a meno di amarla" Vladimir Majakovskij
Premessa: chi sa vivere con consapevolezza in un'abitazione con un focolare o una stufa e poche altre cose necessarie, è la persona che più ha a cuore il pianeta perché consuma con parsimonia quello che ha o auto-produce e nulla più.
Tutto ciò che quest'uomo preleva dalla poca terra dove vive, lo restituisce ben presto ad essa trasformato ma vitale ed utile.
Con il suo lavoro nei campi, nell'ordinare le colture e le cose che gli servono per vivere, è un simbolo di praticità perché produce i suoi attrezzi, e di purezza perché con convinzione sa di essere parte del cosmo.
Egli teme e rispetta il suo Dio qualunque esso sia o siano.
E' colto perché ama informarsi e ama dubitare.
E' ricco e arricchisce gli altri perché produce e conserva sementi e piante utili.
Solo il passaggio di una guerra, obblighi militari, espropri, tassazioni ingiuste, forzature legislative politiche e gravi carestie climatiche possono mettere in crisi quest'uomo.
Egli ha sempre a cuore la sua terra e la comunità dove vive,
dove tutti quelli come lui collaborano con metodo e coscienza.
E' proiettato nel futuro e ricorda il passato.
Non tutti hanno questo coraggio di vivere al nostro tempo
e il tempo gli darà ragione
Che la casa sia in campagna o tanto più in montagna, il riscaldamento deve avere un ruolo centrale nelle vostre scelte di ristrutturazione.
Questo perché il riscaldamento sarà non solo la voce di spesa energetica più importante, ma sarà anche l'investimento che farete sul vostro benessere abitativo a lungo termine.
Per cominciare un discorso sul riscaldamento valutiamo alcune tipologie di abitazioni ben conosciute, tenendo a mente che ogni dimora ha una sua forma costruttiva, rispetto alla funzione che ha avuto nel territorio e le modifiche apportate nel tempo. Ogni abitazione, inoltre, cambia non solo rispetto alla sua posizione geografica ma anche rispetto a una altitudine.
Iniziamo da una tipologia di tipiche case rurali, di almeno cento o più anni fa costruite nella campagna veneta.
Queste abitazioni, più tardi chiamate rustici, sorte in un particolare contesto socio-economico di tipo agrario, si trovano di diverse forme costruttive ma simili nell'impianto e nella funzione.
Alcuni di questi rustici erano concessi da proprietari terrieri ai braccianti agricoli impiegati nei diversi lavori. Nel caso delle abitazioni per braccianti, si tratta sempre di soluzioni abitative molto semplici con un piccolo terreno di pertinenza per le sole esigenze familiari.
In campagna troviamo anche dimore più grandi, veri e propri poderi con una maggiore volumetria di magazzino, fienili e stalle. Disponevano inoltre di più campi agricoli, ed erano affittate o date in uso in forma di mezzadrìa (dal tardo latino, colui che divide a metà), da proprietari terrieri o da ordini religiosi come, ad esempio, i benedettini.
Tutte le tipologie di conduzione dei fondi agricoli servivano, in sostanza, a produrre reddito agricolo ai proprietari terrieri e manovalanza, spesso a titolo gratuito, dovuta per contratto e utilizzata per gestire le varie opere di bonifica, atte ad aumentare i terreni coltivabili o come manodopera per altre opere nel territorio.
Sia nei piccoli rustici che nei poderi, varcata la soglia di ingresso, ci si trova subito in una stanza adibita a cucina.
Girando lo sguardo si vedrà, addossato ad una parete un focolare con i suoi accessori e pentole in rame di varia grandezza appese o poste su mensole.
Dagli anni sessanta il focolare è stato sostituito con una cucina economica a legna e, in seguito, verrà aggiunta una cucina a quattro fuochi con forno alimentata con bombole a gas.
Nella cucina negli anni settanta appariranno anche dei mobili di tipo nuovo: credenza, pensili, mobilio vario rivestiti di formica colorata che sostituirà, in molti casi almeno, le belle credenze e mobili in legno massiccio artigianali (in seguito questi mobili verranno costosamente ricomprati).
Una porta a sinistra o a destra, nelle abitazioni più grandi, vi introdurrà in una stanza detta tinello, una specie di "soggiorno" per le occasioni speciali.
Si vedrà a destra o a sinistra una scala che conduce al piano superiore, dove si trovano delle camere e si salirà fino ad arrivare ad un granaio, posto nel sottotetto o nelle stanze ai lati del caseggiato.
Bagni-wc, come noi li intendiamo, non ce ne erano e, se li trovate, sono stati aggiunti successivamente, in corpi aggettanti all'esterno o recuperando lo stanzino tra casa e stalla inclusa nell'abitazione.
Alcune case conservano ancora un wc esterno, inizialmente in semplice legno, in seguito, ristrutturato in laterizio col tetto in coppi o di lamiera o in eternit.
Nel primo piano solitamente non si trovano unità riscaldanti, se non il calore generato dal passaggio della canna fumaria, che è costruita, in pianura, in mattoni, ben visibile e sempre addossata all'esterno dei muri della casa, mentre in montagna, spesso, è inserita nel muro perimetrale e addossata al corpo della casa affiancata.
Dopo un deciso abbandono della vita rurale e delle abitazioni negli anni sessanta, a favore di un richiamo verso la vita di città e il retribuito lavoro nelle fabbriche, in campagna le case coloniche a partire dagli anni ottanta sono state quasi tutte ristrutturate, solo in alcuni rari casi hanno ancora l'impostazione originaria e il focolare è stato conservato così com'era con le sue pietre originali.
A lato della casa rurale, si trova un porticato, sostenuto da archi in pietra o da travatura di legno su pilastri in mattoni e, all'interno, in alto, la classica tesa per il fieno. All'interno del portico vi era una stalla più o meno grande, accessibile tramite un portone. Altri vani venivano utilizzati come ricovero attrezzi, piccoli animali, cantina e annessi esterni vari.
Di fronte alla casa, nella corte, un selciato in pietre o mattoni più o meno ampio veniva utilizzato per asciugare e lavorare i cereali e altri scopi.
Le case isolate di campagna, a causa della difficoltà degli allacciamenti e dei costi da sostenere e delle relative caldaie e gruppi radianti, non hanno mai avuto un riscaldamento centralizzato. Ancor oggi, molte di esse, continuano a utilizzare focolari ristrutturati adattando dei moderni caminetti vetrati, stufe economiche per scaldarsi e cucinare e scaldabagni a legna per l'acqua calda.
Dalla pianura passiamo alla montagna del Veneto. In questa regione, ma anche in altri luoghi appenninici e alpini, le abitazioni si raggruppano più intimamente, formando piccoli paesi, borghi e contrade spesso originati dalla crescita di gruppi familiari e dei loro mestieri e così deriva molta della loro bella toponomastica.
In linea generale, sono più piccole e anguste della maggioranza delle case coloniche di pianura e con meno spazio nella corte.
La mezzadrìa in alta montagna non veniva in molti casi praticata dato l'esiguo reddito che derivava dai terreni in pendenza e le popolazioni dei territori alpini e appenninici venivano comunque tassate in altre forme e gli uomini erano assunti o utilizzati dai vari podestà come cavatori di pietre da costruzione, carbonai e, soprattutto, boscaioli per la fornitura di legname di pregio da costruzione e palificazione. Nelle ultime due guerre, gli uomini furono utilizzati anche come soldati in obbligo di leva. Frequente dunque era la conseguente emigrazione stagionale degli uomini verso l'estero, a cercare lavoro, da minatori o manovali, per integrare il reddito familiare. Spesso, era la famiglia tutta che emigrava per sempre e con dolore per l'abbandono dei propri luoghi di appartenenza.
In montagna, per risparmiare nei materiali da costruzione e sfruttare meglio il calore e il poco terreno a disposizione si usava accostare le case.
Per massimizzare lo spazio e limitare la dispersione termica, troviamo i soffitti più bassi rispetto alla pianura, progettati anche per ottenere un piano in più.
Le finestre, di conseguenza, sono più piccole le murature più spesse, approntate in pietra locale con, in alcuni casi, rifiniture in marmo lavorato a mano a impreziosire soglie e stipiti delle porte e delle finestre.
Le stalle e gli annessi esterni sono anch'essi più piccoli e tutto l'insieme sembra un po' in scala ridotta. Queste case di borghi, contrade e paesi delle nostre montagne, rimangono così, ancor di più, simboli dei sacrifici sostenuti dalle persone che le abitavano a cui si aggiungevano i maggiori problemi di riscaldamento con il solo focolare data l'altitudine, con il gran freddo che ne deriva e la maggiore difficoltà di spostarsi tra salite e discese per le varie opere tra i terrazzamenti senza l'ausilio di mezzi trainati a motore o a mano: si faceva e si fa ancora, quasi tutto a braccia e spalle.
Tutte le abitazioni rurali, a tutte le latitudini e quote, senza eccezione, avevano il focolare come centro riscaldante e sociale delle abitazioni, attorno al quale ruotavano nella produzione di calore umano, i componenti della famiglia: i tanti figli, zii, nonni, nipoti.
Qualche candela, lampade ad olio e qualche padella di tizzoni caldi che girava per le stanze a scaldare i materassi fatti in foglia, pula di grano, baccelli di piselli, cartocci di mais e qualche piuma, prima di andare a letto, erano la norma.
Alla mattina tutti si alzavano prestissimo e i sacrifici per il solo vivere erano molti.
Riflettiamo: ognuno ha il suo grado di tolleranza al freddo e ho sentito racconti di prima persona su come si viveva con il solo focolare in case di montagna o in campagna, dove le temperature scendevano in inverno anche di venti gradi sotto zero.
Bisogna avere l'abitudine, la pellaccia dura e abnegazione in grado di sostenere una grande tollerabilità al freddo e alla fatica quotidiana che non sono facili da ritrovare oggidì, soprattutto se si è vissuto gran parte degli inverni della propria vita in appartamenti con più di 15 gradi di calore.
Se la vostra tentazione immobiliare non ha nessuna forma di riscaldamento a parte un caminetto e una stufa, cosa potete fare?
Domanda da porsi: quanto distante è il gas città? Valutatene i costi di allacciamento.
Se nelle case isolate avere il gas è un irrisolvibile problema, bisogna allora prendere in considerazione altre soluzioni: sistemi a legna moderni, pellets, bombole e bomboloni gpl, pannelli fotovoltaici, pannelli che riscaldano acqua o aria, stube, caldaie a legna, termo-cucine a legna, termo-pellets, pompe di calore, piastre radianti e ad infrarossi elettriche, geo-termico.
Questi sistemi, ben calcolati da un termotecnico ed uniti a un buon isolamento, forniscono ottimi risultati per un giusto equilibrio tra calore e spese da sostenere.
Bisogna però avere molti soldi da investire all'inizio o approfittare di qualche bonus energia se rientrate nei parametri richiesti.
Attenzione alla tecnologia. Tutti gli apparati tecnologici hanno delle schede elettroniche e altri parti elettriche delicate. Da novello tutto è bello. Caldaia, frigo, freezer, lavatrice, tv, pc, lavastoviglie? Quante sono? Cinque, sette schede che possono andare in panne con la prima saetta che cade nei paraggi.
Queste tecnologie dànno sempre dei pensieri, soprattutto se non curate la loro sopravvivenza, togliendo le spine dal muro o con protezioni adeguate.
Vivere secondo la tradizione, con poche modernità tecnologiche, è una scelta giusta se ispirata da motivazioni ecologiche senza compromessi ed ha i suoi validi principi nel sostenerla fino in fondo. Insomma, vivere con sobrietà come una volta si può benissimo ma un conto è averlo già sperimentato e un conto è improvvisare, magari dopo essersi ispirati da un film ecologico mangiando pop corn, passando di colpo da una tranquilla e comoda vita cittadina vissuta in appartamento per proiettarsi, ciaspole e zappa, in un rustico alpino per dei mesi e magari senza più un lavoro stabile.
Anche partendo da zero-esperienza il moto umano verso la sobrietà ha un valore incontestabile nessuno ne dubita e tutto si impara, meglio però ragionarci su.
Tornare al sistema pre-tecnologico già vissuto nel passato si può ma, se non li avete già, servono due, tre, figli che corrono e sudando scaldano l'aria, che vanno a prendere la legna e fanno altri lavori.
Occorrono pentoloni d'acqua calda sul focolare per lavarsi e cucinare, zii e nonni che fumano e giocano a carte con un fiasco di vino o vin brulè e nonne che raccontano di elfi spaventosi, mentre coi ferri fanno calzini di lana e tutti, a turno, cincischiano attorno al fuoco per gestirlo, cani e gatti come scalda piedi, scaccia ladri e topi.
Arriverete così a una temperatura sociale e abitativa confortevole. Sempreché non vi scappi la pipì o altro di impegnativo per correre nel wc esterno, che consiglio a chi non l'ha mai provato, giusto per non privarsi dell'ebrezza gelida di un sobrio wc a lume di pila a led, in piena burrasca di neve. Mentre aprite l'ostica e cigolante porta, una bestia alata svolazza sui vostri capelli e mentre ve ne state seduti là dove pochi osano, orchi orribili sbatacchiano i rami del gelso sul tetto in lamiera, giusto per spingervi a far presto.
RicordateVi di portare con voi un quotidiano non fresco di stampa o della carta igienica soffice dai tanti veli.
Conosco degli orchi in paese, ci potrei mettere una parola buona, anche la civetta mi sta simpatica e promuovo spesso il detto popolare che dice: una volta la si faceva fuori e si mangiava dentro, ora la si fa dentro e si va a magnare fuori.
La società moderna sta tutta in questa bella frase popolare.
Giusto per fare una prova tecnica in città, se non siete già stati svezzati da piccoli ad andare a dormire presto e a scaldarvi il letto con una padella a tizzoni, provate a spegnere il riscaldamento per due o tre giorni in pieno inverno. A tal scopo, vendono uno scaldino elettrico da pre-riscaldare, meraviglioso che fa i suoi servizi in modo identico ma più sicuro: giusto per saggiare dal vero di cosa si tratta. Un mini corso di sopravvivenza fai da te, con il termostato a portata di mano.
Tornando ai tempi nostri, vi servono ottanta quintali di legna secca, ben stipata e comoda, addossata al muro a sud, così magari isola la parete e tre quintali di fascinelle legate per accendere ogni giorno il fuoco e casomai ravvivarlo per preparare una tisana bio o un brodo caldo.
Una stalla a fianco, scalderebbe un po' una parete: accasate una mucca e un asinello mi raccomando e mettete un po' di fieno nella tesa che coibenta di sicuro.
Se volete rimanere impavidi e ancorati alla tradizione, usufruendo solo di stufe o focolari, è certamente possibile, ne condivido la scelta, ripeto, perché è l'unica che rispetta l'ambiente più di ogni altra teoria fotovoltaica e green si voglia.
Cercate di capirmi: devo esagerare nel porre problemi perché è meglio prevedere delle difficoltà e stare attenti a quello che si compra e ristruttura, invece di rendere tutto facile e poetico, per vivere affumicati, senza risorse, con la sposa che brontola e figli imbacuccati che piagnucolano perché la tv non va.
Provate ad immaginarvi: siete lì a osservare pensierosi il cane stressato che vomita giallo sul pavimento, mentre fuori piove a dirotto e, ovviamente, vi sentite provati, un po' stanchi e tristi.
Alzate lo sguardo! Aprite un ombrello e uscite di casa, due passi fanno sempre bene e portate pure il cane, così gli passa l'ansia: vivere con poco non significa vivere male, anzi, tutt'altro.
Una bella notizia ora: vivere per così dire all'antica conviene, infatti i costi di ristrutturazione diminuiranno molto, ma non lesinate investimenti nelle canne fumarie della casa che vanno ricostruite e adeguate in ragione della sicurezza, del buon tiraggio e della praticità della loro pulizia, ricordando di aggiungere un accesso attraverso una comoda botola sul tetto per verificare lo stato del camino (che va protetto da una rete metallica per impedire agli uccelli di farci un nido o di cascarci dentro).
Predisporre un foro di ispezione nella parte bassa, magari esterno alla casa, utile per la pulizia. Collegare la struttura in acciaio con una messa a terra adeguata da valutare con l'elettricista. Purtroppo le canne in acciaio sono sì comode, ma se un fulmine le colpisce, vi spalanca la porta della stufa senza bussare, entra nella stanza, vi guarda e in un nanosecondo brucia tutte le schede cinesi e se ne va attraverso il muro senza salutare che voi abbiate un salva-fulmini super tecnologico o no.
Ho visto con i miei occhi, nella casa dei miei vicini, un fulmine scoperchiare un camino in pietra, entrare dalla canna fumaria, attraversare la cucina, bucare un muro da ottanta cm e ammaccare la grondaia in rame.
Non infilate la nuova canna fumaria in acciaio nella vecchia in pietra senza togliere i centenari residui catramosi. Il catrame, formato nei decenni da chissà quali tipi di legni e resine, a contatto con il bollente acciaio può incendiarsi. Apritela, se serve, togliete ogni residuo, stuccatela bene con della buona malta e alloggiate la nuova in acciaio (avvolta in una coppella per coibentarla),
di diametro adeguato rispetto l'altezza della casa e del tiraggio richiesto dalla stufa, caminetto, ecc.
Questo calcolo, diametro per altezza, per potenza dell'unità riscaldante, non è irrilevante e va ponderato con un esperto, di solito un tecnico di settore abilitato con esperienza.
Stabilire a priori e installare una canna fumaria e un fumaiolo sul tetto, ideale per sistemi a legna è impossibile, sono troppe le variabili in gioco: qualità del combustibile, altezza, temperatura della tubatura, variazioni di pressione atmosferica, direzione del vento, altitudine, flusso di aria fresca a sostegno del fuoco e tante altre cose.
Infatti, anche se canna fumaria e fumaiolo sono della dimensione adeguata e calcolati nel miglior dei modi, il tiraggio dei fumi può non avere un rendimento costante nella stagione.
In una canna fumaria il fumo caldo che tende a salire sempre verso l'alto, va in crisi, in questo suo moto ascensionale, quando si verificano delle condizioni avverse:
1) il diametro della canna fumaria e la sua altezza è condizionata dalla pressione atmosferica che favorisce la sua salita o discesa a seconda se la pressione atmosferica è molto bassa o molto alta.
Se la pressione è molto bassa e il camino/stufa non "tira", vuol dire che non riesce a superare il valore pressorio dell'atmosfera e quindi fa fumo di ritorno che va a riempire la stanza.
Nelle case di una volta, una finestrella nel muro vicino al focolare serviva infatti per evacuare il fumo e per favorirne il tiraggio.
2) E' buona regola, prima di accendere una stufa o un camino, dopo un certo periodo di tempo di inattività, di controllarne il tiraggio, semplicemente accendendo un foglio di giornale arrotolato e osservare se la fiamma sale verso l'alto o se il fumo tende a fermarsi e ritornare indietro.
Questa semplice operazione ha due scopi, primo, accorgersi subito se il camino è otturato da un barbagianni incastrato e salvarlo, secondo, aiutare a scaldarla e attivare il moto dell'aria calda verso l'alto e preparare così il camino/canna fumaria al suo scopo (per questo è meglio che sia coibentata: prima si scalda, meglio tira e meno si sporca).
P.s. Ricordarsi di ringraziare il barbagianni prima di liberarlo dato che vi ha scovolato gratis il camino.
3) la presa d'aria fresca, che in fase di allestimento della canna fumaria va approntata di fianco, dietro o vicino alla stufa o al caminetto, abbia un moto di aria (ossigeno) sufficiente per permettere al fuoco di alimentarsi correttamente.
Predisponete che la presa d'aria non sia dall'altra parte della stanza o si svilupperanno fastidiose correnti d'aria tra il fuoco e il foro di ingresso dell'aria, proprio là dove avete i piedi stanchi da far riposare.
4) Immagazzinare e destinare al fuoco della buona legna, pura, perfettamente stagionata, con un corretto grado di umidità.
5) Ricordarsi di pulire la stufa e ogni sistema riscaldante a legna e, naturalmente, la canna fumaria, ogni anno o periodicamente.
Sulla storia della canna fumaria e delle stufe, andrebbe aperto un capitolo tanto è interessante ma non posso dilungarmi oltre.
Aggiungo solo che la realizzazione di una canna fumaria e di una stufa in senso moderno è il frutto di secoli di sperimentazioni. Secoli per capire il rapporto tra il tiraggio dell'aria fresca e la fisica della risalita dei fumi e la conseguente capacità di ottenere un fuoco vivo all'interno di un abitazione per cucinare e riscaldarsi, senza soffocare e annerire chi ci abita o di bruciare tutta la casa.
Se la casa di campagna che vi tenta è degli anni sessanta, costruita rivisitando in senso post-moderno il vecchio rustico oppure è una casa rifatta ex novo e indipendente dalla vecchia casa colonica, va detto che queste abitazioni offrono spesso "originali" adattamenti e forme costruttive.
Spesso queste case sono state progettate con soffitti molto alti, muri sottili, cordonate in cemento che favoriscono ammuffite e fredde camere finestrate male. Hanno salotti freddissimi a nord, scale e contro scale interne che aspirano il poco calore verso fredde soffitte senza scopo e scale esterne per i vasi da fiori o per farci scivolare d'inverno i postini che portano le bollette. Si può affermare che la ristrutturazione di queste case basata almeno sull'isolamento dei muri esterni e la messa a norma degli impianti termici ed elettrici è scontata e obbligata. L'alternativa è pagare preziosi combustibili per avere freddo d'inverno e caldo d'estate, oltre alle maledizioni dei postini claudicanti.
Da valutarne bene l'acquisto.
Se ristrutturate e desiderate cento prese elettriche o tre, trenta punti luce o uno per stanza questo dipende da voi. La normativa prevede la sicurezza prima della comodità. Un salvavita con interruttori magneto-termici per la forza e la luce e una messa a terra dell'impianto, anche se minimo, vi aiutano a sopravvivere in caso di dispersioni o cortocircuiti vari.
Ponendo pannelli isolanti sulle pareti, si sfruttano queste intercapedini per far passare tubi e cavi elettrici. Nel caso si scelga di passare molto tempo al piano terra, è meglio far rimuovere i pavimenti e isolarli, non dimenticando la possibilità di predisporre un sistema di tubi per un riscaldamento a pavimento, da sfruttare anche in un secondo tempo. Esistono pannelli radianti a parete, anche a soffitto che hanno doppia funzione: riscaldano e isolano.
Alcune ditte propongono anche sistemi di riscaldamento detti a battiscopa da considerare in una ristrutturazione perché non si devono fare scanalature nei muri.
Se la soffitta è bassa e inaccessibile, ci sono soluzioni d'isolamento con materiali naturali che aiutano a contenere la trasmittanza termica in entrambe le direzioni.
Per quanto riguarda il rifacimento e l'isolamento del tetto e una predisposizione per dei pannelli solari e fotovoltaici, dipende dal vostro budget, ma è decisamente consigliato. Spendere dei soldi in un tetto nuovo, isolato e accessibile è sempre un bene.
I vecchi infissi è meglio adeguarli, sia che si cambino tutte le finestre e le porte sia che si restaurino quelli vecchi: i vetri camera sono un bella invenzione ed è possibile farlo da sé.
Se decidete di rifate la casa ex novo, al posto della cubatura della vecchia casa, considerate anche una casa prefabbricata in legno, ci sono tantissime tipologie di case per ogni esigenza con ottimi risultati nel rapporto tra costi di mantenimento e calore diffuso.
Oramai queste tecniche costruttive già consuetudine da anni nei freddi paesi nord europei si stanno affacciando anche in Italia e, visitare delle fiere di settore o vederne qualcuna dal vivo, è sempre una buona idea. Passare del tempo dentro queste costruzioni diventa possibile soppesarne meglio i costi/qualità toccando con mano.
Anni fa, andai a una fiera dedicata alla casa prefabbricata dove si potevano visitare una decina di case presentate da diverse ditte di settore.
Transitare, in breve tempo, dalla pulita aria esterna, all'ambiente interno di alcune di esse, mi servì per capire che l'inquinamento indoor è una cosa da considerare con attenzione: in alcune di esse si usciva dopo pochi minuti con un forte senso di nausea, mentre altre erano più vivibili.
Vernici, impregnanti, colle, materiali plastici, stucchi, mobili, rilasciano per mesi, anni una varietà tale di sostanze nocive che è bene prendere in considerazione.
Associare al "profumo" di vernice o pittura (ma anche note profumate di detersivi o profumi sintetici), il concetto di benessere e aria pulita è un errore storico.
Chiedete le schede tecniche dei materiali utilizzati e informatevi.
Le case prefabbricate in legno le possono consegnare, secondo gli accordi, con diversi livelli di stato di "grezzo" per poi concludere voi le finiture e le pitture con soluzioni non inquinanti.
Interessante è anche il progetto Casa di Paglia, che introduce appunto le classiche balle di paglia di grano come elemento murale supportato da una struttura di legno. In rete si trovano non solo informazioni sulle peculiarità isolanti e di traspirazione delle case di paglia, ma anche esempi costruttivi e corsi per imparare ad utilizzare questa sostenibilissima metodologia, impiegando materiali naturali.
Appunti sulle principali tipologie di riscaldamento a legna e pellets
A Roma sogni la campagna: quando sei in campagna, incostante, esalti la città.
Orazio
Funzionanti a legna, ci sono stufe e termostufe, cucine economiche e termocucine, camini e termocamini, stube tirolesi classiche e termostube. Questi sistemi, producono solo calore oppure calore e acqua calda.
In commercio se ne trovano di diverse forme e potenze, che si adattano a tutte le esigenze abitative immaginabili.
Ci sono anche sistemi a pellets e termopellets anch'essi con design e potenza per ogni tipo di ambiente. I sistemi detti termo o idro producono non solo calore, ma anche acqua calda per tutte le esigenze della casa. In commercio si trovano anche stufe e caldaie che utilizzano sistemi detti a fiamma inversa. Ne parlerò in seguito.
In questo scritto analizzerò le principali tipologie di sistemi a legna e pellets, addentrandomi quel tanto che basta per orientarvi nella scelta, se deciderete o meno di usare le biomasse per riscaldarvi. Per quanto riguarda l'aspetto esteriore di queste stufe, invece, non mi pronuncio, perché sarà vostra moglie o la fidanzata o la mamma, a scegliere il modello che preferiscono, come sempre accade insomma.
Nella categoria stufe, troviamo tutte quegli oggetti costruiti principalmente in ferro, ghisa e pietra che servono a scaldare e ce ne sono di moltissimi tipi diversi, da piccolissimi a molto grandi.
Tra le diverse stufe a legna troviamo le classiche cucine economiche, utilissime per cucinarci sopra e da qui il loro nome. Se ne trovano sia nuove che usate, di forme e dimensioni diverse.
Una cucina economica vecchia, ma funzionante, la trovate negli annunci economici a partire da cinquanta euro (più centocinquanta euro per il trasporto, se non avete un furgone e un amico forzuto) mentre per una nuova si parte da cinquecento euro a prezzi superiori a mille euro per un modello nuovo, bello e funzionale.
Le cucine economiche durano decine di anni e, con alcune di settimane di pratica, potete cucinarci sopra qualcosa, con una buona probabilità di non bruciarlo. Alcuni modelli hanno anche uno splendente ed efficiente forno, nel quale, i primi tempi, incenerirete di tutto sbalorditi.
Col passare del tempo, imparerete ad usarlo e, con molta insoddisfazione della vostra fidanzata, brucerete quasi tutto, soprattutto a Natale, con la futura suocera che vi fisserà seria, tutta sudata, per il caldo tropicale che offre attorno a sé, la vostra amata stufa.
Le stufe economiche, infatti, scaldano molto quando sono a pieno carico e il luogo dove vengono installate, di solito, è nella cucina accostata ai fornelli a gas o elettrici (che bisogna comunque avere, oppure a luglio per farvi un caffè con la moka, dovrete accendere la stufa). Il problema delle stufe o cucine a legna, di qualsiasi tipo e forma, è il loro rendimento costante.
La costanza di rendimento di una stufa, manifesta chiaramente se il fuochista è un tipo distratto o un tipo preciso e costante. Chi ama riempirle di legna in modo esagerato è l'incostante distratto, che subirà pericolosi e incontrollabili fuochi, con la stufa che saltella per la cucina, a cui seguiranno raffreddamenti poderosi, dove il fuoco sembra perduto, con il gelo che immobilizza i tremanti dormienti.
La personalità costante, invece, figura rarissima tra i fuochisti domestici, ha una specie di temporizzatore, che gli permette di avere un focherello della giusta misura, per tutto l'arco della giornata e oltretutto gli riesce di fare nello stesso tempo anche un sacco di altre cose difficili: di solito, la costante, è la donna di casa. Lei impara subito ad usare la stufa e non perché legge il manuale d'uso, ma per istinto ancestrale.
Se volete capire quanto consuma una stufa, mettetevi il cuore in pace, nessuno lo sa e può comprendere di quanto calore avete bisogno per vivere e, anche se vi dicessi quanta ne consumo io, a nulla servirebbe, in quanto ognuno ha la sua mano, la sua legna, la sua stufa, la sua casa, la sua morosa e le sue esigenze. Non azzardatevi perciò a chiedere, a un contadino o ad un montanaro vicino a voi, quanto consuma una stufa a legna. Solo nell'anonimato del web potete fare una domanda simile e vi risponderanno solo persone istruite col manuale delle giovani marmotte.
Una domanda di tal portata, fatta nel bar del paese, dapprima incanterà gli avventori per alcuni minuti, poi diventerà la barzelletta del paese e vi chiameranno per sempre Ciocco, Refratario, Fagaro, Olmo, Stua, ecc.
Se volete sapere se vi piace un romantico fuoco in casa oppure no, provate ad accendere una tv di 32 pollici o più e, con l'aiuto di un cd, mettete in loop un filmato che riprende un caminetto acceso con l'audio originale. Si tratta di un semplice test virtuale, per capire se, dopo un paio d'ore, lo scoppiettio e la luce di un fuoco vi piace o vi rende nervosi.
In un paese nordico, un canale televisivo ha messo in onda il fuoco di un caminetto, in attesa di una programmazione definitiva e ha avuto ascolti record. Segno che guardare un fuoco, senza la fatica di caricarlo ogni dieci minuti e quasi gratis, piace. Il fuoco vero o si ama o si odia, questo è il punto. Insomma, esperimenti visivi a parte, almeno il suo futuro posizionamento nella casa offre molte soluzioni. In Russia, ad esempio, sulle loro ampie stufe tradizionali ci dormono sopra in dieci.
Se avete tanti parenti o amici freddolosi che si auto invitano, prendete in considerazione anche questa tipologia: vi ringrazieranno molto per il calduccio notturno e per la pasta e fagioli biologica della sera prima ma, dopo colazione, se ne andranno subito salutandovi allegramente.
Del genere cucine economiche ci sono le termocucine che sono delle normali stufe, dalle quali sono state tolte le pietre refrattarie che circondano il fuoco vivo e alloggiate delle vasche d´acqua. L'acqua si scalda fino a quando un termostato dà il consenso ad una pompa di circolo che la invia ai servizi di riscaldamento.
Vi sono anche dei termocamini che utilizzano lo stesso principio, ma sui quali non è facile cucinare una pasta e fagioli per gli amici o farsi un caffè. Personalmente, ho scelto una termocucina e dopo dodici anni penso di aver fatto la scelta giusta. Principalmente, sono due i sistemi termo-idraulici installati nelle temocucine, che eseguono sia la funzione di riscaldamento degli ambienti tramite radiatori, che quella di ottenere dell'acqua calda sanitaria.
C´è il sistema della Klover e il sistema usato dalla Thermorossi e dalla Rizzoli; ne cito solo tre, tra le tante di marche, che sono termocucine italiane, di assoluto rilievo e con anni di esperienza. La Klover sfrutta una vasca d´acqua interna alla stufa di settanta litri ed è il caso della mia.
Dopo aver acceso il fuoco e raggiunti i 56 gradi (se l'acqua nelle pareti della stufa risultasse troppo fredda si formerebbero condense e incrostazioni), un pompa di circolo acqua la invia nel sistema radiante della casa, boiler, ecc.
Questo modello ha un vaso aperto, visibile e accessibile nella parte superiore della stufa stessa, dove si riscalda l'acqua. Il calore è indirizzato al circuito, per conduzione, attraverso due spirali di tubi di acciaio immerse nella vasca d'acqua. In questo modo si svincola l'acqua della stufa da quella del circuito radiatori ecc.
Un sistema che non necessita perciò di un vaso aperto, posizionato sopra il radiatore più alto della casa. Nel caso della Thermorossi e della Rizzoli, il sistema è chiuso e il fuoco scalda un volume d'acqua minore che lo diffonde direttamente al sistema radiante, sempre per mezzo di una pompa di circolo. In questo sistema, la vasca interna contenente l'acqua, a contatto col fuoco, si scalda prima, ma ha bisogno di un vaso aperto posto sopra l'altezza del radiatore più alto e di dimensioni adeguate, rispetto ai kw prodotti dalla stufa.
Il sistema va dunque predisposto per alloggiare una vasca d'acqua da qualche parte, di solito in soffitta. Alcune stufe hanno un vaso chiuso, ma non mi fiderei di un sistema di questo tipo, meglio dare la possibilità al vapore di sfogarsi liberamente in caso di emergenza per mancanza di energia elettrica. Il vaso aperto e altri sistemi di sicurezza come le valvole di pressione servono in un impianto a legna con un fuoco, perché l´acqua, scaldandosi, aumenta di volume e, se supera la soglia di bollitura, genera vapore che aumenta la pressione interna alla caldaia e al circuito e può persino danneggiare il sistema se non ha sfogo.
Ricordiamo perciò che, se viene a mancare l´energia elettrica, in questo genere di caldaie-stufe, le pompe di circolo acqua, non funzionano. L'acqua chiusa attorno al fuoco si scalda immediatamente, tanto più se è poca. Il fuoco, nella camera di combustione (forse l'avete appena caricata), senza le lucette dei led che segnalano la temperatura di esercizio, diventa pure minaccioso e si fa sentire eccome, anche per questo non si può caricarle molto e uscire di casa allegramente. Se vi trovate col fuoco acceso e senza energia elettrica, dovrete chiudere ogni tiraggio d'aria, aprire la porta del forno e tutte le porticine che ha e sperare che il vaso aperto faccia da sfogo al vapore generato e che la valvola di pressione, mentre la stufa sbuffa e trema come una locomotiva, funzioni e lo sfoghi in un luogo sicuro, magari all'esterno.
E tutto questo lo dovrete fare al buio, se non avete l'accortezza di avere una pila frontale efficiente sempre pronta. Quale dei due sistemi è più valido, quello della Klover o quello della Rizzoli e Thermorossi? Ardua domanda e difficile risposta. Bisognerebbe provarli entrambi, un giorno l'uno e un giorno l'altro, nelle stesse condizioni ambientali, con lo stesso volume e qualità della legna e misuratori di calorie alla mano.
Non mi risulta che sia mai stato fatto un test simile. Sono sistemi che andrebbero verificati anche nel caso di una interruzione elettrica, e qui si aprirebbe un capitolo, ma da quello che ho dedotto, è più vantaggioso avere un sistema Klover, perché è più flessibile. Se l'acqua inizia a superare gli ottantacinque gradi, semplicemente aprendo l'acqua del rubinetto (che funziona senza energia elettrica), si trasforma in un comodo sistema per abbassare la temperatura della caldaia (perciò, considerate le stufe che utilizzano questo principio).
Ogni sistema che comprerete, non abbiate dubbi, ha le sue efficaci sicurezze e vengono fatti dei collaudi prima di poterle vendere e ogni componente rispecchia le più rigorose normative europee.
A prescindere dai modelli e dai sistemi, non serve un tecnico per capirlo, le termo-stufe o termo-caminetti consumano legna in relazione del calore che desiderate.
Va da sé che per scaldare cento litri di acqua del boiler e sei grandi radiatori per una superficie di ottanta metri quadri e meno dieci gradi all'esterno, per dieci ore, serve molta legna. Il calcolo di un impianto è una cosa seria e vanno fatte le dovute attenzioni e riflessioni perché entrano in gioco molte variabili: temperatura esterna, isolamento-spessore dei muri, tipologia di infissi ecc.
Di solito, in questo caso vale la regola che meglio calcolo all´inizio, meno spenderò in futuro. Affidarsi ad un idraulico con esperienza nell'istallazione di sistemi idro complessi è necessario. E' utile anche chiedere al professionista se vi porta da un suo gentile cliente, per visitare un impianto in funzione. Ricordatevi di portare una bottiglia di vino e di stapparla.
In vino veritas: dovrete capire se sono contenti di averla o se sono parenti dell'idraulico.
Nella loro gestione, calcolate anche che, se accendete il fuoco alla mattina alle otto e poi uscite a passeggiare tre ore, dalle nove a mezzodì, al ritorno troverete il fuoco tristemente spento e muto, se non avete acquisito la dovuta pratica nel governare il tiraggio dell'aria. Alla sera, quando siete seduti sul divano un po' assonnati, dovrete alzarvi costantemente per mettere un ciocco nella stufa, o uscire sotto la pioggia per riempire un secchio di legna.
Questa operazione di carico della stufa e del trasporto della legna, la farete più volte, tante volte, moltissime volte. Perciò, l´organizzazione nella gestione della stufa o del camino che sia e, in generale di ogni fuoco riscaldante, richiede che la legna e il suo movimento legnaia-secchio-stufa abbia la migliore praticità possibile, perché nell'arco di una stagione, muoverete almeno cinquanta e più quintali di legna.
Dentro la casa, di legna, meglio non stiparne oltre a quello che serve, sennò porterete dentro insetti, non sempre necessari al vostro vivere, come i tarli, che al primo calore muoveranno le zampe.
Dei secchi da pittura puliti, quelli belli, bordò o ocra, almeno due o tre, quattro per le giornate nevose o piovose sono pratici e comodi e non si sporca. Un secchio di metallo, per raccogliere la cenere alla mattina, non va mai riposto appena riempito nella legnaia, ma all'aperto, fino a quando non si è sicuri che non covi braci pericolose.
Una legnaia da trenta quintali coperta, illuminata e comoda, utile quando piove o nevica, con legna asciutta e mazzetti pronti di stecchi e rametti, vi facilita la vita del fuochista che già non è facilissima di suo.
Nel mio caso ho inserito una stufa economica da 60 cm di fianco alla termocucina perché, se mai mi capitasse una crisi energetica per alcuni giorni, semplicemente allacciando un tubo nella canna fumaria, ottengo un sistema indipendente dall'energia elettrica.
Tengo anche una leggera stufetta a legna di scorta nella baracca degli attrezzi con i relativi tubi, non si sa mai. E non sono il solo ad averla una stufa di scorta.
Stesso discorso vale anche per i sistemi a pellets, caminetti, stube e caldaie a legna. Le stufe a pellets vanno caricate circa una volta al giorno, a seconda del modello. Ci sono le termo-pellets che scaldano radiatori e acqua calda in modo efficiente: sono da considerare se siete spesso fuori casa per lavoro.
Le stufe a pellets si caricano, infatti, una volta al giorno o settimanalmente, se si dispone di un sistema di carico capiente. In questo caso, va costruito uno spazio apposito e un vano asciutto per stipare più o meno 200 sacchi da 15 kg di pellets.
I sistemi a pellets non hanno bisogno di un vaso di espansione aperto come le termo-cucine ma hanno comunque le loro opportune sicurezze. In caso di mancanza di energia elettrica non hanno grossi problemi di sovrapressione in quanto, quando manca l'energia, il pellets non scende nel braciere e il fuoco si spegne immediatamente.
I sistemi a pellets vanno puliti con un aspiratore cenerello in un certo modo e con una regolarità quotidiana in alcuni modelli e, una volta l'anno, va pulita in profondità e in modo accurato e non sempre è possibile il fai da te, ma dovrete pagare un tecnico.
Anche l'accoppiata termopellets e un normale caminetto o stufa economica, regala calore diffuso, acqua calda e il piacere di un fuoco aggiunto quando serve e una sicurezza quando manca l'elettricità. Alcuni modelli di stufe a pellets possono essere accese e controllate da remoto se c'è un segnale telefonico fisso o gsm.
La stube classica, detta trentina (altri sistemi simili si chiamano anche stufe in muratura) funziona a meraviglia per alcune tipologie di case e non abbisogna di energia elettrica, a meno che non sia una termo-stube. Alcune stube sono bellissime e si caricano circa una volta al giorno e producono calore a lungo, accumulandolo nel volume di pietra con cui sono fatte e grazie al loro giro fumi interno.
Il fuoco prodotto nella stube è molto redditizio in termini di calorie sviluppate e di bassa nocività dei fumi emessi dal camino. La stube tirolese classica richiede un particolare ambiente per sfruttare le sue potenzialità e, se l´ambiente è vasto e il bagnetto l´avete in fondo, due stanze più in là, rimarrà freddo.
Infatti, nel Tirolo, la casa è costruita attorno alla stube e non viceversa. Perciò, per tutti i sistemi vale l´attenta collocazione, per la stube più di altri. La stube costa molto, ma è un opera muraria decorativa di alto livello artigianale e un valore aggiunto per la casa. Vi si cucina sopra o si inforna a seconda del modello che si sceglie.
Esistono anche importanti caldaie a legna ma anche particolari stufe e camini che sfruttano il principio detto fiamma inversa e che si caricano circa una volta al giorno. Inquinano poco perché utilizzando il principio di gassificazione del legno/biomassa, prodotto dall'accensione dall'alto del fuoco e non dal basso, come si è indotti a fare.
La combustione e la resa termica sono al massimo della potenzialità. Sfuttando il principio della pirolisi, si bruciano ulteriormente i gas e i fumi di scarto non solo ottimizzando così la resa calorica, ma diminuendo drasticamente anche gli inquinanti immessi in atmosfera e le ceneri prodotte. Nella particolare camera di combustione in pietra refrattaria si raggiungono temperature di circa 1000 gradi.
E' il sistema più vantaggioso in termini di calorie sviluppate in rapporto alla legna utilizzata. Necessitano di elettricità per il loro funzionamento. Vi invito, inoltre, a informarvi come funziona un accensione dall'alto di un fuoco, utilizzabile nelle stufe e nei caminetti tradizionali con una camera capiente. Posizionando la legna in un certo modo e innescando il fuoco dall'alto si ottiene una buona resa termica, meno tempo per gestire il fuoco e, anche con questo sistema, una drastica diminuzione degli inquinanti nei fumi.
Vi segnalo un video che mostra la corretta accensione dall'alto di un caminetto. Ricapitolando: ogni sistema di calore efficiente e pratico è sempre un valore importante, se non il principale valore sia per la casa che per la vostra salute e benessere, ma è altrettanto importante comprendere bene la sua gestione rispetto al tipo di biomassa che intendete usare e a quanto tempo potete dedicare alla produzione di calore.
Se avete il gas città nelle vicinanze, approfittatene per avere un aiuto al vostro sistema riscaldante a legna e di cottura e valutatelo nella vostra scelta di acquisto della casa, soprattutto se lavorate e rimanete spesso fuori casa. Una caldaia a gas è programmabile con un cronotermostato o un sistema on-off gestibile a distanza, che vi segnala anche le interruzioni di energia elettrica e il loro ripristino.
Informazioni che ritornano utili per salvare il contenuto del freezer quando mancate da casa per più di un giorno. Pannelli ad acqua calda e ad aria calda a sostegno dell'impianto sono da valutare in base all'esposizione solare e al budget che si ha a disposizione.
Le case rimaste fredde in inverno, per un lungo periodo, necessitano di almeno due giorni di 12 ore al giorno di riscaldamento elevato per scaldare la massa e sentire un leggero tepore: al terzo giorno si può via via calare il fuoco. Se arrivate di sera tardi, in una fredda casa, in pieno inverno e accendete la stufa, nella speranza di scaldarvi, sappiate che patirete il freddo di notte: meglio arrivarci al mattino e far fuoco.
In montagna, a 800/ 1000 metri di quota, la stufa si accende da metà settembre fino ai primi di giugno. A casa mia, non uso la "munega" a tizzoni per scaldarmi il letto, ma mutandoni e maglia di lana morbida nelle sere fredde e un bel piumino sì. Poi spengo la luce e scaldo un po´ le gambe di mia moglie o viceversa.
C'è dell'altro? Si, ora dormo, col giusto tepore, ma senza esagerare, perché è vero il detto che dice: si mangia al caldo e si dorme al freddo....
Poi sogno, sogno uomini e donne che accendono stufe con legna pulita, che non inceneriscono plastiche e cartaccia puzzolente o salviette intrise di olio.
Sogno legno pulito, non verniciato, camini fumanti leggeri e chiari, aria pulita e buon calore che ti aspetta quando entri in casa.
Vedo persone intente a far legna che alzano la testa e guardano con fiducia i camini benefici degli amici vicini.
Vedo uomini e donne impegnati nel lavoro, nel paesaggio calmo che aspetta la neve e bimbi felici che seguono con gli occhi i primi fiocchi che cadono dal cielo.
Sogno paesani e vicini che respirano il profumo del fresco faggio appena tagliato e ben accatastato per l´inverno dell'anno dopo.
Li vedo, mentre si girano l'ultima volta, prima di rientrare a casa, e guardano soddisfatti il proprio lavoro fatto ad arte.
Quella calda luce, proveniente dalla cucina, attraverso le finestre, è la tua casa.
Il decespugliatore, ma non per tutti
Chi tollera i rumori è già un cadavere.
Guido Ceronetti
Premetto che i decespugliatori non mi sono simpatici, a prescindere dalla marca.
Soprattutto quelli che grazie al loro operatore, maschio solitamente, lo fanno lavorare sotto al sole, a pieno regime, durante le ore dei pasti e della siesta estiva. Di sabato e di domenica ovviamente.
Qualcuno era dispiaciuto di trovarsi in torto marcio, all'una e mezza di agosto con l'acceleratore a tutto gas e francamente non se ne rendeva conto di essere molesto.
Io promuovo la falce ma non sempre è usabile.
E allora? Il tagliaerba elettrico dove si può, taglia benissimo e raccoglie pure l´erba e tagliabordi elettrico in orto o laddove basta poco ed entrambi fanno poco rumore.
Se proprio serve, un decespugliatore di cubatura adeguata da usare il meno possibile e non durante gli orari del riposo.
Il decespugliatore può essere cinese?
Nella vita ho provato e usato diversi decespugliatori professionali.
L´ultimo che sto usando è un cinese di 50 cm cubici.
Va? Va, ma vanno fatti degli interventi. Se avete qualche soldo in più, comprate uno di marca ovviamente. Ma, se desiderate provare l'ebrezza..
Per tutti i decespugliatori valgono queste regole:
Cambiate subito la testina portafilo con una batti e vai se non l´ha. Si fa il lavoro prima.
Cambiare subito gommino porta cannucce del serbatoio e le due cannucce con una serie professionale in silicone se non le ha.
Auguri con il tappo miscela. Io ci metto sulla filettatura del canapone da idraulici per sicurezza e ho comprato un tappo migliore.
Non deve perdere assolutamente benzina, controllatelo girandolo per alcuni secondi di lato verso il tappo, prima di iniziare il lavoro. Può essere fissato male o crepato.
Nel mio cinese le viti si svitano tutte a turno. Perciò, dopo la prima ora di utilizzo e assestamento,
e periodicamente vanno fissate a dovere e controllate (anche in quelli professionali).
I ricambi dei decespugliatori cinesi valgono poco, costano poco e ne vendono ovunque.
Il cinese costa 100 euro ed è da assemblare. Dovete saper leggere il cinese ovviamente e, se mai riuscite a montarlo e amate lasciarlo in una baracca incustodita, un eventuale ladro non lo prenderà in considerazione ma, se al buio deciderà di portarlo via, lascerà una scia di benzina, perderà dei pezzi strani lungo la strada e così individuerete subito dove abita.
Lascio a voi la scelta, se avete dimestichezza o no, con i motorini a scoppio usati e smontati nell'infanzia conta parecchio nella loro gestione.
Il 50 cm cubici è un osso pesante e potente e serve per chi deve tagliare erba impegnativa.
Il 35 centimetri cubici lavora bene con erbe normali verdi e mediamente alte.
Il 25 è leggero, fa poco rumore e taglia bene, ma non pretendete di usarlo per molte ore di fila, nel caldo estivo o in situazioni impegnative, altrimenti ne farete collezione.
Considerate che in commercio si trovano decespugliatori a quattro tempi che funzionano a benzina pura, senza olio, e che sono decisamente meno inquinanti.
Provate l'attrezzo dal concessionario, ascoltatene il rumore, la postura le vibrazioni e valutatene i decibel. Per un concessionario non ha senso vendervi qualcosa che non va, ma anche i resi Amazon funzionano, se abitate lontano da un concessionario valido.
Misurino per olio, un imbuto e mescolare bene la miscela prima di riempire il serbatoio.
Tuta, stivali, cappello, visiera, guanti e un orologio in tasca, per controllare quando è mezzodì e spegnere la bestia odiosa, ma non legato al polso l´orologio, se non è stato studiato apposta per l'uso agricolo, soprattutto col 50 che vibra molto, non come una motozappa, ma quasi.
In una sacca di tela, che non sia di colore verde erba, forbice da elettricista, filo di scorta di qualità e spessore adeguato, meglio se quadro, e chiave della candela con un po' di carta vetrata leggera per pulirla.
Se è nuovo, seguite le indicazioni sul libretto per il rodaggio.
Non usuratelo facendolo funzionare dall' inizio alla fine del lavoro, non serve, trovate la giusta misura di filo e accelerate quel che serve. Alcune marche di filo durano di più e tagliano di più a minor potenza.
Conviene spendere per un buon filo che dura e taglia o spargerete pezzi di plastica senza scopo perdendo tempo, pazienza e soldi di carburante, oltre a tormentare il vicinato, animali e altre forme di vita.
Acqua e vino o solo acqua con panino, a scelta se siete lontani da casa.
A fine stagione, svuotate la benzina dal serbatoio e consumate quella che c´è nel carburatore. Durante l´inverno o periodicamente controllatelo, pulitelo, ingrassatelo e tenete pulito il filtro dell'aria.
Benzina nella tanica, a fine stagione, è meglio non averne molta perché anche la benzina invecchia e non capirete perché non vi parte l'attrezzo. In una tanica di metallo posta all'ombra e al fresco, ben chiusa, la benzina si conserva meglio. Usate la tanica di metallo da venti per la benzina pura e una tanichetta da cinque per la miscela. Mal che vada, la userete come scorta per l´auto o per il generatore.
I tafani pungono dolorosamente anche attraverso la maglietta. Strofinatevi il viso e il collo con dei fiori di lavanda prima di iniziare.
Attenti al lancio di pietre verso la strada o verso finestre. Tagliate nel verso giusto fermandovi quando passa qualcuno e chiudete gli scuri della casa, se li avete
Vendono un tipo di benzina detta alchilata proposta da varie marche, ad esempio la Aspen, sia per i quattro tempi che per i motori due tempi (già pre miscelata) in taniche da cinque litri.
Si può, però, comprare l'alchilata per il quattro tempi e miscelarla con l'olio che si preferisce.
E´ la benzina più ecologica che c´è, infatti, ha una bassissima percentuale di benzene, non contiene composti aromatici e piombo. Le macchine si mantengono e vanno veramente bene con questo carburante, niente da dire. A volte va ritarato il minimo. Ha un profumo particolare, non fastidioso. Speriamo che sia meno inquinante come dicono e che, in futuro costi soprattutto meno.
Costa, infatti, circa 25 euro per 5 litri, ed è consigliabile, sia in questo caso particolare che in tutti i casi, che il tappo e le cannucce, non perdano manco una goccia e che il filo tagli preciso, al minor numero di giri motore possibile.
La Falce Fienaia, regina del silenzio e protettrice delle Api
Che cos’è questa valle per una famiglia che venga dal mare, che non sappia niente della luna e dei falò? Bisogna averci fatto le ossa, averla nelle ossa come il vino e la polenta, allora la conosci senza bisogno di parlarne.
Cesare Pavese
Il video-documento che segnalo, La falce fienaia, oltre ad essere istruttivo, ha anche un valore antropologico e mi meraviglio che abbia, ad oggi, solamente 16000 visitatori, mentre un video su un decespugliatore usato come motorino da barca improvvisato, per pescare pescigatto, ne ha due milioni, ma tant´è.
Secondo il mio parere, da come la usarono i miei nonni, gli zii, mio padre e un pò io, è così che si usa correttamente una falce e come si mantiene efficiente.
La falce fienaia, va certamente studiato da chi si vuole avvicinare a questa, sempre attuale, arte.
Dopo aver visto il video, si capisce facilmente che una falce, ben postata rispetto alla spalla e al braccio, della giusta ampiezza, ben regolata, battuta, affilata e con una pietra bagnata d'acqua nel corno appeso alla cinghia, nei terreni suoi, dà del filo da torcere ai decespugliatori e non è una esagerazione.
Non fa alcun di rumore, è sicura.
Mi dicono che i conigli mangiano solo l´erba tagliata con la falce e non quella tagliata col decespugliatore.
Sentirete facile chi vi saluta o vi chiama, e vi invita a bere un bicchiere di vino, o la vostra adorata per dirvi parole dolci e belle nell´aria estiva profumata e ferma di mezzodì accordata dal suono delle tante campane, per dirvi che è pronto in tavola.
Usando la falce,inspirate profumi di erbe officinali che vi fanno bene alla salute a voi e a chi vi sta vicino perché non emette odori di benzina gas, olio e non solleva polvere.
La falce vi fortifica, non vi demolisce i sensi e i muscoli, non vi degrada. Non sparge pezzi di filo di plastica in ogni dove.
E´ uno strumento moderno, personalizzabile, virile, bello da vedere, da usare e simbolico in caso di rivolta popolare.
Infine, ultimo ma non ultimo, preserva gli anfibi, gli orbettini, gli insetti, le lucciole ed è amica delle nostre api.
Un giorno, mentre osservavo il piccolo prato spontaneo davanti a casa, assieme a mia moglie, vedemmo tantissime api intente a raccogliere il polline dal trifoglio in fiore ed erano talmente indaffarate che si potevano sfiorare con un dito.
Decidemmo che avrei tardato a tagliare l´erba per dar modo alle api di proseguire la raccolta indisturbate. Dopo alcuni giorni, i fiori di trifoglio erano oramai avvizziti e solo qualche fiore era rimasto per loro appetibile. Preparai la falce che, nel suo incedere, taglia gentile l'erba.
Avanzai comunque piano, guardando attento davanti all'attrezzo, se vi era qualche ape sui pochi fiori e faticavo a scostarle e quasi le spingevo con la falce per allontanarle.
Se, solo alcuni giorni prima, avessi tagliato il prato senza badarci, in piena fioritura,
avrei fatto tre cose male:
avrei tagliato un bellissimo prato spontaneo di trifoglio in fiore, costellato di tarassachi che è bellissimo da guardare.
Avrei eliminato dei fiori e, dunque, non sarebbero maturati e caduti i semi per l´anno prossimo.
Avrei aspirato, tagliato e ucciso centinaia di api.
Sicuramente un giorno mi prenderò cura di un paio di arnie e mangerò una parte del loro miele.
Con il loro silenzioso lavoro da impollinatrici, le api sostengono in modo fondamentale la vita nel pianeta e, nel fare questo, chiedono solo di essere lasciate in pace, tutto qua.
Sulla coltivazione di un orto e altri discorsi
Coltivare l’orto è un gesto rivoluzionario.
Pierre Rabhi
Cosa ci vuole per fare un orto? Niente ci vuole! Serve un terreno, del tempo libero,
una mente aperta e articolata dedita al confronto e alla sperimentazione, disponibilità a faticare, regolarità nelle opere stagionali, un terreno pulito, acqua pulita a
disposizione, attrezzi vari, di tutti i tipi, un piccolo deposito e un'area per il
compostaggio.
Serve anche una famiglia che mangi le verdure prodotte o qualcuno a cui offrirle.
Infine, servono cappello, scarpe con una buona suola, una carriola, dei secchi, un
bidone decantatore per l'acqua piovana da 100 o 1000 litri, annaffiatoi, dei cesti in
vimini. pali, paletti, frasche alte e basse, gomitoli di spago.
Aggiungerei una chicca, un lavello a due vasche, vicino all'orto, con acqua pulita:
una vera delizia per l'ortolano.
Non avete mai fatto un orto? Animo. L'orto, come molte cose pratiche della vita,
è una condizione mentale. Basta iniziare a farlo.
Se ti piace lo fai, se non ti piace ne avrai uno piccolo e brutto, forse a tratti bello,
spesso triste ma anche colorato con dei fiori spontanei.
Se, dopo le prime fatiche, proprio non ti piace questo genere di passatempo,
ci sono altre mille cose buone da fare nel mondo.
Se non ti pesa viverlo e ami i tempi e le esigenze delle varie culture,
avrai molti e diversi tipi di prodotti ottimi e gustosi.
Se, invece, bazzichi l'orto controvoglia, non offri al terreno la giusta acqua, non curi
le sementi e il letto di semina, non zappetti e rincalzi, ti accorgerai presto che avrai
poco nutrimento da esso.
Comunque sia, non demordere. I primi tempi sbufferai come una ciminiera, ma non
preoccuparti, ci sono diversi modi per occuparsi del proprio orto, ognuno, infatti, ha
il suo tempo da dedicare.
Permettetemi di sintetizzare alla buona i modi di fare un orto:
tradizionale biologico,
spirituale biologico,
alla “ocio e crose” (occhio e croce) biologico.
L'orto tradizionale biologico è, se vogliamo, semplice da gestire e, per “tradizionale”,
mi riferisco a quella modalità di coltivare che avveniva prima dell'avvento dei pesticidi di sintesi e dei concimi inorganici.
Nonostante le varie traversie moderne, grazie a degli ortolani eroi, è sopravvissuto,
migliorando a volte e proponendo una buona qualità dei prodotti e un ostinato
diniego all'uso dei fitofarmaci e dei concimi chimici.
Nel tradizionale biologico moderno si prepara il terreno, si semina, si raccoglie
secondo la tradizione dei nostri nonni e padri, ma si assimilano anche
tecniche e metodologie sviluppate con successo negli ultimi cento anni in
varie parti del mondo e diffuse lungo il loro cammino in varie forme: libri, corsi,
esperienze dirette, sperimentazioni personali e incrociate.
Ci sono poi importanti metodologie che vanno studiate con attenzione
perché spalancano la nostra percezione in molteplici direzioni.
Tra le altre, citiamo il biodinamico, la progettualità e le modalità della
permacultura e le coltivazioni dette sinergiche.
La coltivazione biodinamica, ad esempio, pone una particolare attenzione sia allo
spazio coltivato che alla salute delle varie forme viventi, includendo significati
olistici e cosmici, i cicli lunari ad esempio, indissolubilmente legati alle persone che
vivono spiritualmente non solo l'orto-giardino ma anche la totalità della vita.
La biodinamica è stata ispirata da Rudolf Steiner, un filosofo con molteplici
interessi.
Invitato ad un convegno sull'agricoltura organizzato da alcuni coltivatori tedeschi nel
1924, propose le sue idee innovative su metodologie di coltivazione rispettose
dell'ambiente. Il biodinamico è tutt'ora molto seguito come metodo e non solo in
agricoltura, ma anche nell'educazione scolastica (nelle scuole paritarie steineriane),
e in altri ambiti.
La permacultura ha molti estimatori ed è la progettualità ecosostenibile molto
attenta dello spazio dove si vive e dove si coltiva: si ispira agli ecosistemi naturali e
alla loro capacità di autorigenerarsi.
Per correttezza, riporto l'esatta definizione offerta dal sito permacultura.it :
" La parola permacultura è stata creata da Bill Mollison e da David Holmgren a
metà degli anni ‘70 per descrivere un sistema integrato ed evolutivo di specie
vegetali ed animali perenne o auto-perpetuante, ed utile all’uomo".
Un orto sinergico utilizza invece le esperienze di Emilia Hazelip che sperimentò a
partire dagli anni '70, le relazioni tra le piante e la loro consociazione e l'utilità dei
rapporti che gli essudati radicali promuovono tra le diverse specie. In questa
metodologia non si ara o si smuove il terreno, ma si favorisce lo sviluppo di piante e
microorganismi, sostenuti da una adeguata pacciamatura, utile a mantenere una sua
corretta fertilità, umidità e areazione.
Nel metodo che chiamo “occhio e croce”, vi è una sorta di confusione benefica tra diversi modi biologici di coltivare: anche in questo caso non si utilizzano fertilizzanti chimici o altri prodotti di sintesi.
Tra i suoi estimatori vi sono molti novelli ortolani curiosi. Molti sono appunto alle
prime armi, anzi alle prime zappe, spesso transfughi dalla città, veri traditori della tv,
ma che con pazienza ed energia cercano di migliorarsi attingendo il loro sapere da
letture e dall'ambiente circostante. C'è anche chi tenta di discutere con loro di piante
officinali davanti ad un buon bicchiere di vino sotto una pergola, ma i discorsi dopo il
primo litro sospeso, si ingarbugliano ridendo.
Il letamaio o compostaggio, in quasi tutti i casi, ha una funzione centrale, perché è
essenziale in un orto di cento o trecento metri quadrati avere uno spazio dove
raccogliere gli scarti vegetali puliti e permettere al tempo e all'azione di
microorganismi di rigenerarli in humus fertile e di aggiungerlo a tempo dovuto alle
aiuole di coltivazione come fertilizzante.
Comunque sia, in tutte e tre le tipologie di orto, le varie aree destinate alle diverse coltivazioni siano esse di cinquanta cm, di venti o di trecento metri quadri, devono avere la possibilità di sgrondare le acque in eccesso.
Le aiuole vanno rialzate rispetto al piano di campagna e nel terreno non deve ristagnare acqua
troppo a lungo e, se un acquazzone lo colpisce, l'acqua se ne deve andare il prima
possibile.
La terra deve respirare ed essere ricca di humus e con una determinata umidità.
Dove non c'è humus, dove non c'è ossigeno, dove non vi è la giusta umidità non c'è
vita.
Dove non c'è vita, non ci sono microorganismi, non ci sono insetti, non ci sono
animali, non ci siamo noi e la nostra spiritualità diventa tetra e triste.
Se una persona col suo lavoro cosciente rende biologicamente abitabile per sé e per
altri organismi viventi i suoi cinque, venti, cento, o trecento metri quadri di
orto/giardino è spiritualmente e umanamente un cittadino del mondo e se ne può
francamente vantare.
Le piante, come gli umani si adattano. Soffrono ma si adattano. Ma l'adattamento non
è la soluzione né per noi né per loro.
Se, nel terreno dove vivono vegetali e insetti, noi non offriamo le condizioni, il
nutrimento e l'acqua di cui hanno bisogno, esse sì vivono, ma soffrono, si ammalano e spesso muoiono.
Così come noi amiamo i nostri simili e proviamo dispiacere e ansia nella
manifestazione della sofferenza umana, allo stesso modo, se siamo persone sensibili, la sofferenza nel regno animale e vegetale ci opprime e ci spinge ad agire per ristabilirne l’equilibrio.
Questo significa che bisogna conoscere le esigenze biologiche e climatiche delle
piante e di tutto l'ambiente vitale circostante, necessario per svilupparsi e crescere.
Se non si ha pazienza per investire parte del proprio tempo fisico e mentale a
preparare la terra, ad accudire le piante e a studiare le esigenze delle diverse essenze,
è meglio lasciare il campetto così com'è e raccoglierci qualche erba spontanea per
farci un minestrone ogni tanto.
Senza magari spalmarlo di cemento o diserbarlo.
Non me ne vogliano i potenziali sterilizzatori e amici del diserbo ortolano,
ma scelgano di comprarle le verdure e i frutti, ci guadagneremo tutti.
E' moralmente rispettabile la scelta del non fare nulla, vivere in una casa e godere la
città e la campagna a tempo pieno, scegliendo prodotti di consumo eticamente
consapevoli.
E sarebbe un ottimo vantaggio per il mondo questa loro potenziale scelta ecologica
quotidiana.
Se esistono mele perfette e grandi, si deve considerare che è il mercato, cioè noi, che
esigiamo e compriamo mele perfette e grandi.
La colpa è politica certo, ma è anche nostra.
Supponiamo che, un bel giorno, la maggioranza dei consumatori richiedano dal
mercato mele piccole e medie e non trattate chimicamente; ci accorgeremo presto che
questo nuovo atteggiamento, costringerebbe prima o poi il coltivatore
ad adattarsi alle richieste dei consumatori e non viceversa.
I meleti convenzionali, ad esempio, hanno dai 30 trattamenti in su a stagione. Con
buona pace per il mondo delle api e di altri esseri viventi, compresi noi che ne
subiamo danni diretti e indiretti.
Una mela di perfetta forma e dimensione vale questo?
Chi coltiva e vive l'orto/giardino e aggiungo, il suo frutteto, con coscienza e costanza,
e attinge il suo sapere da ciò che vede e sente condividendolo, è un buon ortolano.
Quest'uomo si trova automaticamente in una dimensione spirituale che altro non è, a
mio parere, che le cose che fa, percepisce e mangia, diventano per lui porzioni continue di felicità che riempiono di cibo sano il suo piatto, di sostanza suo cuore e di buone azioni la sua vita.
Permacultura, biodinamico, sinergico, biologico, tradizionale, personale a occhio e
croce non importa quale metodo si adotterà.
Ognuno ha il suo tempo a disposizione e i suoi problemi in tasca e non esiste una strategia comune: si deve comunque puntare in alto ed essere il più sostenibile possibile nelle proprie scelte su come coltivare un orto.
Il centro della questione è, appunto questo:
coltivare con lucida, sostenibile passione la terra, riprodurre piante utili alla mensa, rendere disponibili e conservare sementi di piante officinali utili per la salute, seminare fiori, essenze divenute rare, promuovere e sostenere come missione la biodiversità.
E' l' insieme di orti e giardini piccoli e grandi e la loro diversità ecologica che ci
aiutano a vivere tutti meglio, possedere e condividere diversi tipi di sementi è vera ricchezza.
Questi comportamenti ci rendono indubbiamente migliori.
Inventarsi un orto/giardino con un ingresso o una soglia da superare è un buon
obiettivo in questa vita, tra i migliori obiettivi.
La nostra esistenza è un ciclo continuo di porte e soglie da superare che sono in realtà
progetti che sogniamo e che, anche nel caso della creazione di un giardino o di un
orto/giardino, diventano Arte, una sorta di micro Land Art vitalissima, che muta
preziosa ad ogni giro di Luna, ad ogni Pioggia, ad ogni giro di Sole e di Vento, nel
bene e nel male, davanti a chi la sa guardare.
Come un opera d'Arte vera, appunto.
Si può concludere, che un giardino/orto può diventare un luogo metafisico e culturale
creato da noi, con consapevolezza, non solo per migliorarci ma per diffondere delle
sane idee.
Una sincera rivalutazione del nostro tempo di uomini e donne, ma anche un occasione
per creare del buon cibo a km zero, anzi, a Passo Zero.
"Rendi cosciente l'inconscio altrimenti sarà l'inconscio a guidare la tua vita e tu lo
chiamerai destino" Carl Gustav Jung
Per maggiori dettagli sul periodo delle semine, ricerca delle sementi e varie tecniche
di coltivazione proporrò presto alcune risorse dove, a mio parere, si può
cominciare ad approfondire il tema di come fare un orto.
Poi, spero, diventiate presto ortolani consapevoli, custodi dei semi, o cittadini
consapevoli.
Ho molte incertezze in questa vita, ma è sicuramente piacevole discutere ovunque si vada di cose della natura!
Bibliografia essenziale
Questa bibliografia minima, la filmografia e i documentari che segnalo, sono un punto di partenza per cominciare a ragionare sul tema casa e ambiente circostante.
La casa e il paese dove abitiamo, costituisce il nostro vissuto che fa parte di una più vasta realtà di esistenze e paesaggi vissuti da altri esseri umani, che si intrecciano, cambiano e si confondono all'infinito.
Le forme interiori del nostro sapere sono sempre il frutto di incontri casuali, stimoli, sguardi, riflessioni.
Tutti gli incontri fisici della nostra vita portano in un altrove e, con i mattoni della conoscenza, forniti dalle letture e dagli audiovisivi, si creano altri spazi immaginativi con altre porte
che si aprono verso nuove visioni. Le tracce documentali, dunque, sono preziose
e bisogna cercare di leggerle, guardarle e ascoltarle quando le incontriamo.
Ho aggiunto, tra i libri, i Piccoli Maestri di Meneghello. Ad una prima analisi il libro, può sembrare uno scritto sulla guerra partigiana ma invece, tra le righe, offre riflessioni importanti su luoghi e persone, nonostante la tragedia di una guerra militare e civile li attraversi:
lo ritengo perciò pertinente al tema.
Il paese ritrovato. Ritorno ai Ronchi, di Paolo Barbaro, ed. Marsilio, 2001
Uomini, boschi e api, di Mario Rigoni Stern, ed. Einaudi, 1998
I piccoli maestri, di Luigi Meneghello, ed. BUR, 1964
Libera nos a malo, di Luigi Meneghello, ed. Feltrinelli, 1963
L'anello forte, la donna: storie di vita contadina, di Nuto Revelli, ed. Einaudi 1985
Memorie di un cacciatore, di Ivan Turghenjev, prima edizione, Vallecchi, 1935
Virtù e Segreti delle Piante Medicinali e Produttive, di Maria Thun, ed Natura e Cultura, 2002
La casa rurale nel padovano, di Enzo Bandelloni, ed. Editoriale programma, 1974
Erbe e usi popolari delle aree alpine, di Marco leone, ed. Priuli & Verlucca, 2016
Cause e cure delle infermità, di Ildegarda di Bingen, ed. Sellerio, 2012
Il canto delle manere, di Mauro Corona, ed. Oscar Mondadori, 2009
La fine del mondo storto, di Mauro Corona, ed. Oscar Mondadori, 2010
Breve storia della vita privata, di Bill Bryson, ed. Guanda, 2011
La luna e i falò di Cesare Pavese, ed. Einaudi, 1950
Filmografia essenziale
Il vento fa il suo giro, di Giorgio Diritti, 2005
L'albero degli zoccoli, di Ermanno Olmi, 1978
Terra madre, di Ermanno Olmi, 2008
I recuperanti, di Ermanno Olmi, 1970
Human, Yann Arthus Bertrand, 2015
Il pianeta verde, di Coline Serreau, 1996
La strada, di John Hillcoat, 2009
Il popolo migratore, di Jaques Perrin, 2001
Captain fantastic, di Matt Ross, 2016
Don Milani, il priore di Barbiana, Rai Cinemafiction, 1997
Il giardino indiano, di Mary Mc Murray, 1985
Video- documentari essenziali
Fazzoletti di terra. Documentario sulla costruzione di un terrazzamento nella Valsugana, di Giorgio Taffarel, 1963 https://www.youtube.com/watch?v=-6nIlLx81E8
La falce fienaia, come si usa la falce. https://www.youtube.com/watch?v=WUhsPeyBzzE&t=5s
Casoni, una terra severa, 2018, https://www.youtube.com/watch?v=YyhBRCxH7mA
Grandfather, 2019, https://www.youtube.com/watch?v=bo9hXBdTfzQ
Plastic bag di Werner Herzog, https://www.youtube.com/watch?v=sJx5Dd0T_RE&t=920s
Sotto al tappeto, di Norbiato Enrico, 2011, https://www.youtube.com/watch?v=Y-z4Yh7POks&t=279s
Dove sognano le formiche verdi di Werner Herzog (estratto dal film), l'albero nel supermercato, 1984, https://www.youtube.com/watch?v=jbYoG3LikVc
Dove sognano le formiche verdi, di Werner Herzog (estratto dal film), il senso dell'universo, https://www.youtube.com/watch?v=oReNgyNXl6s&t=16s
Poesia sul legno
Di Antonio Palù,
Montanaro e poeta alpino 1928-2003
Povero legno come ti abbiamo trattato!
Legno puro, vivo, stagionato dal tempo
ci offri miriadi di colori e sfumature
Nelle tue vene scorreva l'acqua
con la tua forza si sostengono le nostre opere
ci offri sicurezza, un piano dove appoggiare il vino, figlio tuo
un ristoro dalla stanchezza,
o chiusi nella morte, in te, piangenti e tristi
Legno, perché ti verniciamo di tossico
Perché ti impastiamo con sostanze velenose?
Ti incolliamo a strati per vanità e avarizia.
Eppure basterebbe lasciarti al naturale,
lasciarti prendere la Luce,
sentirti invecchiare con noi, come sempre è stato.
Legni duri e forti, ci penserebbero loro a farci ricordare per mille anni!
Meritiamo il nostro sciagurato agire?
Poveri illusi.
Stiamo donando i nostri impregnanti velenosi alle generazioni future
Non sapranno che farsene
Non sapranno dove buttarlo
Non lo potranno nemmeno bruciare!
Come facciamo noi ora
senza scrupolo alcuno
senza scrupolo alcuno
Povera aria tua, non più cristallina
Lo sotterriamo intossicato per avvelenare anche la terra.
Ci condanneranno per questo
I più ci dimenticheranno,
se saremo fortunati.
Albero, tu che vedi e senti tutto questo
Indifferente lo so, perché tu sei il Tempo Immutabile
Leggi queste parole
Dona a noi la pace
Facci salire piano verso la Luce
Un pittore dell´800: Millet
Jean-François Millet (1814-1875) è stato un pittore francese,
considerato uno dei maggiori esponenti del Realismo
Ispirandosi a un quadro di Millet, Victor Hugo, nel 1866 avrebbe celebrato «il gesto augusto del seminatore» e lo stesso Millet era consapevole della forza eroica dei suoi contadini, tanto che nel febbraio del 1851 scrisse:
«Come potete capire dai titoli, non ci sono donne nude o soggetti mitologici. Voglio cimentarmi con temi diversi da questi, che sento non essermi vietati, ma che non vorrei essere costretto a fare […] e questo perché, a costo di passare ancor più per socialista, è il lato umano, schiettamente umano, quello che in arte mi tocca di più; e, se potrò fare ciò che voglio, o almeno provarci, non farò nulla che non sia il risultato di impressioni ricevute dall'aspetto della natura, sia essa paesaggio o figure. E non è mai il lato gioioso quello che mi appare; non so dove sia e non l'ho mai visto. Ciò che di più allegro conosco è questa calma, questo silenzio di cui si gioisce così intimamente all'interno del bosco o sui campi arati. Mi direte che questo discorso è molto da sognatore, di un sogno triste, anche se certo dolcissimo [...] ma è lì, secondo me, che si trova la vera umanità, la grande poesia»
Fonte Wikipedia
Citazione dedicata a chi vuole vivere in campagna!
Un po' di bosco, un orto, animali da guardare e poi fiori, erbe, radici, funghi!
e poi? So che serve una citazione ora, questa di Lev Tolstoj, ad esempio:
“Ho vissuto molto, e ora credo di aver trovato cosa occorra per essere felici: una vita tranquilla, appartata, in campagna. Con la possibilità di essere utile con le persone che si lasciano aiutare, e che non sono abituate a ricevere. E un lavoro che si spera possa essere di una qualche utilità; e poi riposo, natura, libri, musica, amore per il prossimo. Questa è la mia idea di felicità. E poi, al di sopra di tutto, tu per compagna, e dei figli forse. Cosa può desiderare di più il cuore di un uomo?”